| Relazione di Gianni Rinaldini all'Assemblea dell'Area Programmatica del 20.11.2010 |
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Con questa Assemblea vogliamo fare il punto della situazione sociale e delle iniziative della CGIL, dopo la manifestazione del 16 ottobre promossa dalla FIOM e alla vigilia della manifestazione della CGIL che vede impegnata tutta l’Organizzazione.
Mi riferisco alla situazione sociale, alle nostre iniziative non perché sia irrilevante la situazione politica,ma viceversa perché crediamo che questo sia il modo per incidere sull’evolversi di un’auspicabile ma non scontata crisi di governo. Nelle scelte di questi ultimi mesi pare sempre più evidente l’utilizzo della crisi da parte di Governo e Confindustria per ridisegnare l’assetto sociale e democratico del paese. Questo avviene non soltanto nell’iniqua distribuzione della ricchezza,ma anche sul versante dei diritti, delle tutele e dell’autonomia negoziale del sindacato. Voglio rammentare rapidamente tre blocchi di questioni: - Una manovra finanziaria che riduce la spesa sociale e l’occupazione nel settore pubblico, scaricando i costi della crisi nazionale e internazionale, oltrechè la pesantezza dei nostri conti pubblici sul lavoro dipendente, sui pensionati e sulle fasce sociali più deboli. Gli effetti di questa manovra produrranno nei territori la messa in discussione di servizi sociali essenziali, aprendo la strada alla crescita dell’iniziativa privata e dei fondi assicurativi che sostituiscono parti sempre più rilevanti del sistema universale di sicurezza sociale. Il blocco della contrattazione nel settore pubblico, la controriforma Gelmini ed il licenziamento di decine di migliaia di precari sono parti di questa scelta, compiuta dal Governo e sostenuta da Confindustria. - Il Collegato lavoro approvato dal Parlamento senza nessuna reale iniziativa di contrasto definisce un percorso di smantellamento della struttura dei diritti e delle tutele. Viene messa in discussione la natura stessa del diritto del lavoro che si è sviluppata nel corso del Novecento. Le lavoratrici, i lavoratori, gli studenti non sanno nulla di quanto è stato deciso e tanto meno conoscono l’ assoluta gravità dei suoi effetti per il futuro del Paese. Nel rapporto perverso tra legislazione e accordi separati si sono poste le condizioni per cancellare conquiste fondamentali e fondative del sindacato, frutto di decenni di lotte sociali. Lo Statuto dei lavori si configura a questo punto come il completamento di quel disegno generale. Anche in questo caso è bene ricordare che il tutto deriva da un avviso comune tra Confindustria CISL e UIL. - Il blocco della contrattazione nel pubblico impiego e la distruzione del CCNL dei Meccanici fino ad arrivare, nel caso della FIAT, alla formazione di nuove società con l’esplicito obiettivo di far sottoscrivere da ogni singolo lavoratore e lavoratrice le condizioni imposte dall’Azienda, rappresentano una vera e propria aggressione alla democrazia e alla dignità dei lavoratori dipendenti. Il senso e il significato stesso della negoziazione, del ruolo e della funzione del sindacato viene messo in discussione in nome della globalizzazione, con conseguenze prevedibili sull’intero sistema produttivo e sullo stesso settore pubblico. E’ semplicemente ridicolo ritenere che siamo di fronte ad un’articolazione delle posizioni presenti nella Confindustria, elencando stancamente il numero dei contratti unitari di categoria sottoscritti, in maniera del tutto speculare a quanto, contro la CGIL, sostengono Confindustria ,la CISL e la UIL. La verità è che non siamo di fronte allo scardinamento della Confindustria, ma bensì della CGIL per la semplice e banale ragione che non esiste più un sistema di regole contrattuali universale per il sistema pubblico e per quello privato. Riduzione dei diritti e delle tutele,della contrattazione, dello stato sociale:tutto ciò è reso possibile dalla contrazione degli spazi di democrazia, perché sono fondati sull’espropriazione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di potersi esprimere sulle piattaforme e sugli accordi. Lo schema che intreccia legislazione e accordi separati rappresenta una vera e propria devastazione delle relazioni sociali. Per questo è necessario definire prioritariamente regole democratiche nei rapporto tra le organizzazioni sindacali e l’insieme delle lavoratrici e lavoratori, per l’elezione delle RSU, la certificazione della rappresentanza, il referendum sulle piattaforme e sull’ipotesi di accordo anche a fronte di ipotesi diverse. Se questa è la situazione che abbiamo di fronte, è incomprensibile il tavolo confronto aperto tra le forze sociali,tavolo che deve affrontare nelle prossime settimane capitoli di grande rilevanza come fisco, federalismo, solidarietà. Un confronto nel quale sono chiare le posizioni della Confindustria e non si conoscono quelle delle organizzazioni sindacali perché non oggetto di alcun confronto nell’insieme dell’organizzazione. Sostenere che le posizioni della CGIL sono quelle definite dal Congresso è paradossale perché equivale a negare alcuna legittimità agli organismi dirigenti eletti nel Congresso,perché soprattutto sottrae l’attuale gruppo dirigente a confronti articolati e di merito su questioni estremamente specifiche e delicate. Siamo poi così sicuri che la mozione che ha vinto il Congresso autorizzi un patto sociale così come si va configurando? Per un’organizzazione sindacale non è possibile discutere di produttività se non a partire dalla riaffermazione dei diritti, delle tutele, della contrattazione e della democrazia. In una fase di crisi così pesante e devastante il blocco dei licenziamenti nel pubblico e nel privato non può non essere la condizione prioritaria di qualsiasi confronto. Queste condizioni oggi non esistono e possono essere soltanto terreno dell’iniziativa rivendicativa del sindacato. Per questo bisogna dare continuità alla mobilitazione in atto nel Paese, nel mondo della scuola e della ricerca e più complessivamente nel settore pubblico,alla manifestazione del 16 ottobre e a quella del 27 novembre,proclamando lo sciopero generale che va preparato con una mobilitazione di tutta l’organizzazione e assemblee in tutti i luoghi di lavoro e nei territori. Non si tratta di fare un altro sciopero ma a aprire una fase diversa di carattere vertenziale e rivendicativo che non è compatibile con la logica del patto sociale e/o dell’agenda politica che le forze sociali (Associazioni datoriali e sindacati) propongono alle forze politiche alla vigilia di una possibile crisi di governo. Per queste ragioni noi chiediamo la sospensione del confronto in atto e la proclamazione dello sciopero generale, la cui collocazione dovrà tenere conto dell’evolversi della situazione politica. Noi lavoriamo tutti per una grande riuscita della manifestazione del 27 Novembre e sappiamo già che sarà una grande manifestazione:più è significativa la partecipazione ,però, più diventa stringente la proclamazione dello sciopero generale. Su questo terreno dobbiamo sviluppare l’iniziativa della nostra Area Programmatica che deve vivere sia all’interno dell’organizzazione che all’esterno nel rapporto coi delegati, coi lavoratori e le lavoratrici. Dobbiamo operare nello stesso tempo per fare dell’Area programmatica uno strumento per organizzare e favorire momenti di confronto e di approfondimento sulle questioni sociali,del Welfare dei diritti,dell’autonomia contrattuale,del precariato perché questo ci viene richiesto dall’enormità della crisi sociale,istituzionale e politica che abbiamo di fronte tutti i giorni. Non possiamo annegare nei nostri problemi interni e tanto meno rinchiuderci in un’area autoreferenziale ma aprirci al confronto e alla discussione. |