| Ripristinare democrazia, difendere lavoro, salari e pensioni |
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di Carlo Podda Appaiono francamente incomprensibili e tardive le lacrime di coccodrillo di Cgil, Cisl e Uil confederali sul blocco degli stipendi dei 3,5 milioni di lavoratori pubblici. Ancora oggi non e’ chiaro quali siano le azioni che concretamente le tre centrali confederali vogliano mettere in atto per uscire da questa situazione. Mentre chiare sono le responsabilità in proposito, basti pensare al fatto che non sono state avanzate nemmeno richieste formali al Governo o all'opposizione per stanziare le risorse necessarie a finanziare i contratti nella legge di stabilità. Le segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno prodotto la più grave rottura degli ultimi 20 anni tra le categorie del lavoro pubblico, indebolendone la rappresentanza e la forza di contrasto. Solo così al Governo è riuscito nel 2010 ciò che avevano già tentato precedenti governi presieduti dallo stesso Berlusconi o da esponenti del centro sinistra. La lotta unitaria, che portò tra il 2002 e il 2008 i lavoratori pubblici a fare ben 7 scioperi generali e 4 manifestazioni nazionali, impedì infatti che questo vecchio disegno si attuasse. La situazione del lavoro pubblico e privato, dei pensionati, è oggi segnata da precarietà, perdita occupazionale, diminuzione del potere d'acquisto, aumento dei costi dei servizi essenziali e demolizione delle regole democratiche e di rappresentanza. La Cgil proponga a Cisl e Uil di predisporre una campagna di informazione e sensibilizzazione generalizzata dei lavoratori e dei pensionati, e più in generale dell’opinione pubblica, che si fondi su tre specifiche richieste da avanzare a Governo e parti datoriali:
Al termine di tale campagna Cgil, Cisl e Uil, o se necessario la sola Cgil, proclamino uno sciopero generale o una grande manifestazione nazionale che, incrociando le proprie ragioni con quelle degli altri movimenti che in questi mesi hanno contrastato l’azione del Governo, costruisca alleanze sociali e un grande movimento generale, indispensabile a scardinare un sistema che prescinde dalla democrazia e rende inevitabile la mortificazione di lavoratori e pensionati, delle giovani generazioni che si battono, sperano ancora di poter entrare in un mondo del lavoro più equo di quello che oggi viene loro offerto.
Roma, 29-12-2010 |