Home Lettere e Comunicati Ultime FP CGIL Lombardia: assemblea “La Cgil che vogliamo”
FP CGIL Lombardia: assemblea “La Cgil che vogliamo” Stampa E-mail

Milano, martedì 27 aprile 2010

Documento conclusivo

La conclusione unitaria del Congresso Nazionale della FP CGIL costituisce un utile riferimento per il XVI Congresso della CGIL ma soprattutto per l'iniziativa sindacale della categoria, impegnata in una difficile stagione politica e contrattuale.

Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici e privati, organizzati dalla Funzione Pubblica, subiscono le conseguenze dell'azione del Governo e dei datori di lavoro, caratterizzata da un pesante attacco al salario, ai diritti e alla condizione di lavoro complessiva.

Per questa ragione assume valore prioritario la ricerca in tempi rapidi della definizione dei gruppi dirigenti a tutti i livelli della categoria, nel rispetto del pluralismo che le iscritte e gli iscritti hanno espresso nelle assemblee congressuali di base, valorizzando la sintesi politica consegnata dai documenti conclusivi approvati dai congressi comprensoriali, regionale e nazionale della Funzione Pubblica, senza annullare le differenze e confermando il confronto tra idee e il pluralismo della CGIL come patrimonio fondamentale di tutte le iscritte e gli iscritti.

 

Le priorità della FP CGIL

Per la "CGIL che vogliamo" della FP CGIL Lombardia la priorità di questa fase è costituita dalla necessità di produrre una complessiva e coerente iniziativa sindacale caratterizzata da chiarezza di proposta e vertenzialità con l'obiettivo di porre al centro del dibattito sulla crisi il valore del lavoro pubblico, per un progetto di sviluppo fondato sulla lotta alle disuguaglianze, alla precarietà, all'illegalità, al razzismo, per la qualità dell'ambiente e delle relazioni sociali e sul riconoscimento del valore della presenza dei migranti nel nostro paese, sia per il contributo di questi lavoratori allo sviluppo economico (il 10% del Pil), sia per il legame di classe che ne deriva.

Il lavoro pubblico può e deve affermarsi come fabbrica dei diritti, presidio di legalità e fattore di sviluppo, richiamando alla piena responsabilità politica il governo centrale, le regione ed il sistema delle Autonomie.

Dare valore al lavoro pubblico significa investire risorse economiche, competenze, e processi di riorganizzazione. La costruzione di un legame forte tra i diritti di lavoratrici e lavoratori e diritti dei cittadini deve rappresentare la bussola per restituire dignità e valore a tutti coloro che sono impegnati, quotidianamente, nelle pubbliche amministrazioni e nella rete dei servizi sociali e alla persona, pubblici e privati, e per restituire un significato concreto ai diritti di cittadinanza (salute, istruzione, assistenza, sicurezza, cultura...) di cui sono titolari le persone senza alcuna distinzione.

Conflitto, Contrattazione e Democrazia

Gli strumenti del sindacato per realizzare i propri obiettivi sono il conflitto e la contrattazione e la democrazia. Strumenti più che mai fondamentali per riconquistare un ruolo negoziale forte, oggi negato dalle scelte del Governo, e per dare gambe alle idee e ai programmi che si è in grado di produrre.

L'accordo separato sul modello contrattuale, le controriforme Brunetta che cancellano la contrattualizzazione del rapporto di lavoro e negano valore alla contrattazione nazionale e integrativa, i recenti provvedimenti sul lavoro, con l'odiosa riproposizione della cancellazione dell'art.18 e dello svuotamento dell'efficacia del contratto nazionale, l'annunciata riforma dello Statuto dei lavoratori, confermano la volontà del Governo di imporre una svolta autoritaria nel paese. L'attacco al lavoro, alla Costituzione, ai valori fondamentali nati dalla Resistenza, alla libertà di stampa, alla magistratura sono parte del disegno del Governo.

I risultati delle recenti elezioni regionali confermano che si è consolidato nel paese un consenso ampio, un vero e proprio blocco sociale intorno alla maggioranza di centrodestra che, al di là dei conflitti interni, è destinato ad avere nelle proprie mani, per un lungo periodo, le redini del governo del paese.

Per queste ragioni alla CGIL è richiesta la definizione di una chiara agenda di priorità: contrasto netto all'accordo separato sulla contrattazione, lotta alla precarietà, mobilitazione contro il collegato al lavoro, lotta per una legge sulla rappresentanza.

Il Contratto Nazionale

La lotta per la cancellazione dell'accordo separato ed il contrasto al Dlgs 150 (riforma Brunetta) richiede una coerente azione della CGIL e della FP. Il successo della destra e della Lega nelle elezioni regionali, la modifica dei rapporti di forza politici nella Conferenza delle Regioni, la ridefinizione dei comparti di contrattazione previsti dalla legge Brunetta, rafforzano i rischi di federalismo contrattuale e i tentativi di regionalizzazione dei contratti.

Questi rischi vanno contrastati con determinazione in difesa del contratto nazionale e guardando con crescente attenzione alla dimensione europea, alla necessità di contratti europei e di un sindacato europeo in grado di confrontarsi e contrattare con le istituzioni e con il padronato europeo e di costruire forti legami tra gli interessi e gli ideali di tutti i lavoratori europei.

Le piattaforme per il rinnovo dei contratti nazionali devono avere chiari obiettivi acquisitivi sui diritti e sul salario per tutti i comparti e settori pubblici e privati della categoria.

Una nuova politica salariale deve essere al centro dell'iniziativa sindacale. Solo una politica distributiva che inverta le tendenze degli ultimi 20 anni, spostando quote di reddito prodotto dalle rendite e dai profitti al salario dei lavoratori può contribuire a ridurre le disuguaglianze e dare un contributo reale al superamento della crisi.

Le piattaforme per il rinnovo dei contratti nazionali devono avere un percorso di validazione certo, con il ricorso al referendum sulle stesse piattaforme e sugli accordi. Deve essere rilanciata la strategia dei contratti di settore dei settori privati della Funzione Pubblica, nell'ottica della ricomposizione del lavoro e del principio che, a parità di prestazione lavorativa, va riconosciuta parità di salario e di condizioni normative.

La Contrattazione Integrativa

La controriforma Brunetta ha svuotato di valore anche la contrattazione integrativa, rafforzando il potere unilaterale delle amministrazione e della dirigenza e introducendo inaccettabili vincoli legislativi per la gestione del salario variabile e dei percorsi professionali. Per questa ragione la prossima stagione di contrattazione integrativa va preparata predisponendo piattaforme partecipate e condivise dai lavoratori che rimettano al centro l'intervento sull'organizzazione del lavoro, sulla qualità e su obiettivi chiari e efficaci per i cittadini utenti. Bisogna ribaltare la logica di Brunetta che mette il fuoco sul singolo lavoratore in un ottica "premio-sanzione" individuale senza alcun attenzione alla qualità ed al risultato del servizio offerto ai cittadini.

E inoltre necessario sperimentare una contrattazione di "sito" o di "filiera" dei servizi ed attività a gestione diretta e indiretta in quelle pubbliche amministrazioni in cui operano lavoratrici e lavoratori con contratti diversi e diversi datori di lavoro con obiettivo di perseguire una ricomposizione dei diritti, dei contenuti salariali, delle condizioni e di tutela della salute e sicurezza.

La difesa delle RSU è fondamentale per confermare e rilanciarla contrattazione integrativa. Le RSU costituiscono uno strumento essenziale di democrazia e partecipazione. Per questo vanno rinnovate alla loro scadenza respingendo con fermezza qualsiasi tentativo di slittamento, rivendicando il diritto alla contemporanea elezione dei rappresentanti per la sicurezza. Le RSU devono essere elette anche in tutti i settori privati. L'obiettivo di una legge sulla rappresentanza deve tornare ad essere una priorità. Per questo va sostenuta l'iniziativa della Fiom che dovrebbe essere assunta da tutta la CGIL.

La Lombardia

In Lombardia i risultati elettorali, insieme alla conferma di una solida maggioranza di destra, hanno visto la crescita della Lega. È prevedibile quindi l'accentuazione di una competizione sul federalismo, con il rischio di una accelerazione della spinta federalista che può produrre l'accoglimento della richiesta, già avanzata nella scorsa legislatura, con un consenso sostanzialmente bipartisan, di una ulteriore devoluzione alla competenza legislativa esclusiva su materie come sanità, istruzione, polizia locale ecc.

Il laboratorio lombardo si appresta quindi a vivere produrre una nuova stagione politica caratterizzata da quel mix tra centralismo regionale e sussidiarietà nella gestione dei servizi. Quindi forte centralizzazione della decisione politica e della gestione delle risorse insieme ad una nuova ed ulteriore frammentazione e privatizzazione dei servizi pubblici. Per questo dobbiamo sentirci tutti impegnati a sostenere la raccolta delle firme sui referendum in difesa della proprietà e della gestione pubblica dell'acqua.

Di fronte ad una opposizione politica, ancora più marginalizzata, fondamentale sarà il ruolo del sindacato e della CGIL. Il tema del contrasto alla privatizzazione dei servizi e alla precarietà deve essere al centro della iniziativa della FP e della CGIL. È positiva la decisione assunta al congresso della CGIL Lombardia di riprendere la mobilitazione sulla base di una piattaforma che metta al centro il lavoro, la difesa dell'occupazione e del rafforzamento della rete di protezione sociale. La piattaforma dovrà avere contenuti chiari e concreti e su di essa, e su eventuali accordi, dovrà essere verificato il mandato delle lavoratrici e dei lavoratori per essere sostenuta con una vertenzialità diffusa e capace di durare nel tempo fino alla realizzazione di effettivi risultati.

La CGIL che vogliamo

La CGIL che vogliamo ha posto a tutta la CGIL questioni di rilevanza strategica che, fermo restando l'esito politico del Congresso, dovranno continuare a vivere nel dibattito dell'organizzazione. Per questo va data continuità alla sua esperienza anche dopo il Congresso di Rimini. Abbiamo posto questioni di merito rilevanti sul ruolo del sindacato e sulla strategia più efficace per unificare e rappresentare il mondo del lavoro, rimettendo al centro la lotta per ridurre le disuguaglianze, far crescere il reddito dei lavoratori, abbattere la precarietà, riconquistare un forte ruolo alla contrattazione e alla democrazia sindacale.

Abbiamo posto anche il tema del rinnovamento stesso delle regole e della pratica democratica della stessa CGIL. Le iscritte e gli iscritti hanno consegnato, con il congresso, un nuovo pluralismo programmatico. È dovere della CGIL riconoscerlo in tutti gli organismi e a tutti i livelli dell'organizzazione. È questo elementare principi

o democratico, sancito dallo stesso statuto della CGIL, il presupposto per ricercare quella sintesi politica, che auspichiamo sia trovata a conclusione del Congresso di Rimini, necessaria per mettere a disposizioni delle ragioni del lavoro la forza e l'autorevolezza della CGIL. Subito dopo Rimini, e in ragione anche degli esiti del congresso, tutte le compagne e i compagni che hanno dato vita alla "CGIL che vogliamo" dovranno condividere tempi (che auspichiamo rapidi), modalità e scelte più utili a far vivere dentro la CGIL l'iniziativa politica della mozione.

Approvato all'unanimità