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Lettera a Teti CROCI, segretaria generale SPI CGIL Roma e Lazio Stampa E-mail


Alcune compagne e alcuni compagni – in particolare, Neva Bernardi, Giusto Trevisiol, Ceci Alberto, Massimo Carlini, Ferrarini Renato, Aurelia Cellitti, Eraldo Luciani, Francesco Stocco, Alfonso Gasbarri, Elda Marchetti – hanno inviato alla segretaria generale dello SPI di Roma e del Lazio la lettera di seguito allegata.

Si tratta di una risposta critica all'ultimo numero dello "SPIcciolo", il periodico dello SPI Cgil di Roma e del Lazio, spedito per posta in migliaia di copie agli oltre 100.000 iscritti e iscritte, all’interno del quale, la segretaria generale di questa struttura, la compagna Teti Croci, ha firmato un lungo editoriale dal titolo "16° Congresso CGIL. Partecipa anche tu".

In questo articolo la compagna, invitando le pensionate e i pensionati del Lazio iscritti alla CGIL a partecipare al congresso, si dilunga a descrivere il quadro del dibattito congressuale e afferma:

"Proprio per dare più forza alla CGIL, al suo gruppo dirigente, a Guglielmo Epifani che ci ha guidato negli ultimi anni, pensavamo che fosse necessario che il nostro sindacato si presentasse unito a questa importante scadenza congressuale. Lo SPI ha rivolto un appello in questo senso che, purtroppo, non è stato ascoltato! Infatti nel Comitato direttivo della CGIL nazionale, un gruppo minoritario di compagne e compagni (33 in tutto) ha deciso di presentare un documento alternativo a quello proposto dal compagno Epifani che invece ha raccolto il sostegno di altri 143 componenti il direttivo stesso. Tra questi: la segreteria nazionale con un'unica eccezione, la quasi totalità della delegazione SPI, la maggior parte dei compagni dell'area programmatica Lavoro e società..."

"Ci sono anche ragioni di merito per le quali la segreteria dello SPI di Roma e del Lazio, insieme alle segreterie dei comprensori, ha già dichiarato la propria adesione al documento del compagno Epifani... Il documento Epifani interpreta meglio la situazione economica, politica e sociale del Paese..."

"La stessa cosa non possiamo dire del secondo documento che esprime, secondo noi, un giudizio ingeneroso verso il massimo gruppo dirigente della CGIL, ipotizza una forte autonomia delle categorie e un diverso assetto della nostra organizzazione, nel quale viene indebolito il ruolo della confederazione. Per quanto riguarda il sindacato pensionati, determina ... una possibile lenta agonia dello SPI..."


A Teti Croci, Segr. Gen. SPI CGIL Roma e Lazio

Cara Teti,

siamo compagne e compagni iscritte/i allo Spi di Roma e Lazio e abbiamo letto con sconcerto e disappunto il tuo editoriale sull'ultimo numero di "SPIcciolo".

Disappunto perché ci sembra che nel metodo quello che tu hai scritto (in una pubblicazione ufficiale e istituzionale del nostro sindacato) rappresenti una palese violazione del principio di "pari dignità" riconosciuta a entrambi i documenti dal Regolamento congressuale, oltre che da ogni minima correttezza democratica e pluralista. È un po' come se a pochi giorni dalle elezioni, su una rete pubblica televisiva sostenuta dal canone dei cittadini, una sola lista potesse parlare e sparlare contro l'altra.

Sconcerto per le vere e proprie falsità che tu affermi nel tuo scritto, dichiarando, in modo del tutto arbitrario, l'orientamento "non confederale" e "contro lo SPI" del documento "La CGIL che vogliamo". Siamo in presenza, ci sembra, di una concezione padronale dello Spi e del periodico “SPIcciolo”, che sono di tutti i pensionati iscritti alla Cgil.

Inoltre fai una ricostruzione della discussione del Direttivo nazionale della Confederazione tutta volta a delegittimare i presentatori del secondo documento; praticamente dici che siccome sono solo 33 non hanno pari dignità, anche qui senza alcun rispetto dei principi pluralisti e democratici affermati dallo Statuto confederale.

È ovvio che tu, come tutte e tutti, in qualità di libera cittadina e di iscritta, hai tutti i diritti di affermare quello che vuoi, comprese delle pure falsità. Non ti è consentito però farlo in qualità di segretaria generale di una importantissima struttura della Cgil e, men che meno, usando il “noi”, cioè facendo assumere il tuo giudizio all'intera struttura che rappresenti, privando del diritto di cittadinanza sostanziale chi, come noi, la pensa in modo diverso.

Se tutto è già deciso e lo Spi ha già adottato una linea, a che pro fare il congresso? Sarebbe solo sperperare tempo, mezzi e denaro che potrebbero più utilmente essere usati per gli iscritti. La democrazia sarebbe dunque un costo e non una risorsa.

Insomma, il tuo scritto schiera la dirigenza della Spi di Roma e Lazio su una concezione burocratica e fideistica che dà la linea ai livelli inferiori, Leghe e iscritti, che è proprio inaccettabile. E' l'esatto contrario dello spirito di confronto e di ricerca necessari per affrontare con più efficacia la difficile realtà che tutti abbiamo di fronte sia come pensionati che come lavoratori.

Si tratta di un modo di pensare e di agire che ha già fatto tanto male alla sinistra e che occorrerebbe accantonare definitivamente.

Ti salutiamo con immutato affetto, ma anche con tanta delusione.

Roma, 13 gennaio 2010

Firmato: Neva Bernardi, Giusto Trevisiol, Ceci Alberto, Massimo Carlini, Ferrarini Renato, Aurelia Cellitti, Eraldo Luciani, Francesco Stocco, Alfonso Gasbarri, Elda Marchetti

 

 
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