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LA CGIL CHE VOGLIAMO in FILCAMS Stampa E-mail

Il XVI Congresso della CGIL ha concluso formalmente i propri lavori a maggio, ma siamo convinti che un Congresso vive ed esiste negli atti quotidiani conseguenti.

Abbiamo proposto al dibattito delle lavoratrici e dei lavoratori dei nostri settori il documento programmatico “La Cgil che vogliamo”. Abbiamo voluto con ciò fornire il nostro contributo di idee, con l’obiettivo di modificare la linea della CGIL. Intendiamo ora proseguire la battaglia congressuale riconfermando l’impegno assunto nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici a sostegno delle analisi e delle proposte contenute in quel documento, convinti che la linea politica emersa maggioritaria dall’ultimo Congresso, si stia dimostrando sempre più inattuabile, oltre che sbagliata.

I fatti che si stanno susseguendo, incluso l’ultimo l’attacco della Fiat e Federmeccanica al contratto nazionale, erano ampiamente previsti nell’analisi del nostro documento.

In questi anni, infatti, il governo di destra ha attuato una strategia, voluta dalle associazioni padronali, con la quale si è destrutturato il mondo del lavoro, si sono ridotti i diritti, si è indebolita la contrattazione collettiva, per raggiungere un obiettivo preciso: lo smantellamento delle relazioni sindacali, costituzionalmente garantite, annullando la supremazia della contrattazione e della rappresentanza collettiva, imponendo esclusivamente rapporti individuali tra impresa e lavoratrice/ lavoratore.

Le scelte legislative e l’accordo separato sul modello contrattuale hanno voluto riportare il lavoro dipendente in una condizione di subalternità all’impresa, attraverso una perenne ricattabilità salariale, occupazionale, lavorativa.

Legge 30, precarietà, lavoro povero, accordi separati ed oggi arbitrato e nuovo modello contrattuale (fondato sulla derogabilità in pejus del Contratto nazionale) sono le armi usate per indebolire il movimento sindacale.

L’attacco ai metalmeccanici è solo “l’ultimo miglio” per raggiungere il traguardo.

Forse andrebbe data più attenzione a quello che succede nell’insieme del mondo del lavoro, a partire dal mondo dei servizi e del terziario. Il nostro mondo è un laboratorio che da sempre anticipa scelte, purtroppo in senso negativo, che poi tendono ad essere estese agli altri comparti.

Se a livello mediatico l’attacco al CCNL viene motivato con la volontà di valorizzare il secondo livello di contrattazione, la grande distribuzione si sta incaricando di smentire questa ipocrisia, svelando che non si vuole né il primo né tantomeno il secondo livello di contrattazione.

PAM, Panorama, GS-Carrefour cancellano con un colpo di spugna il contratto integrativo sia nella parte economica che normativa, puntando dritto al cuore del problema: il rapporto diretto con lavoratrici e lavoratori,senza la mediazione di una rappresentanza sindacale.

Ma è logico: se non si vuole il contratto nazionale tantomeno si accetterà di discutere di salario (che produrrebbe competitività negativa con le altre aziende del settore) e di organizzazione del lavoro (che è alla base dei ricatti dei capi) nel secondo livello.

Tutto ciò era assente nel documento congressuale e nell’analisi di Epifani, così come viene completamente omesso che sono le associazioni padronali, con alla testa Confindustria, i veri artefici di questa strategia.

Un’analisi completamente sbagliata, la ricerca di un tavolo ad ogni costo, (tavolo che, ricordiamo, fu già chiesto inutilmente al termine della manifestazione del 4 aprile 2009 , ben 17 mesi fa): errori che stanno portando la nostra organizzazione ad una paralisi nell’azione quotidiana,all’ assenza di strategia e di una conseguente azione di lotta estesa ed unificante all’altezza dello scontro in atto. Non si vuole capire che in gioco c’è l’esistenza del sindacato confederale.

Le categorie sono state lasciate sole ai tavoli contrattuali, non si è sviluppata un’azione di massa contro le leggi sul lavoro, non si è chiamato l’intero mondo del lavoro ad una mobilitazione contro Confindustria, Confcommercio e le altre associazioni padronali, dopo l’accordo del 22 gennaio 2009 sul modello contrattuale.

Ma il fatto più grave è stato che, per perseguire questa spasmodica ricerca di un tavolo concertativo, si è scelto di attuare una rottura con la parte della Cgil che ne criticava l’impostazione.

Sia nel Congresso che successivamente, non si è tentata nessuna ricomposizione unitaria, ma, al contrario, si è scelta la strada della marginalizzazione della nostra mozione e dei suoi dirigenti. Dall’elezione della segreteria confederale all’ultimo direttivo si è voluto porre la mozione “La Cgil che vogliamo” ai margini di tutti i momenti decisionali senza nessun coinvolgimento.

Per la prima volta nella storia della Cgil si è attuato il consolidamento della rottura del nostro sindacato.

Al contrario e in controtendenza, la Filcams CGIL ha concluso il suo Congresso con una scelta di unità, il cui valore oggi riaffermiamo, convinti di poter rappresentare un’esperienza evoluta di sintesi all’interno della Confederazione.

Questa scelta, ha visto le compagne e i compagni della mozione “la Cgil che vogliamo” protagonisti nel determinare un documento unitario: un’ unità basata quindi sul merito e perciò solida e universalmente condivisa.

Rivendichiamo oggi questa scelta, che non preclude il nostro diritto al dissenso ove necessario, ma lo vive sempre orientato alla ricerca di una sintesi avanzata, che possa incidere nelle politiche contrattuali della categoria, al fine di produrre avanzamenti nell’affermazione e nella conquista dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo.

Purtroppo dobbiamo registrare che in singole realtà territoriale vi è ancora una pregiudiziale chiusura verso un governo unitario, con una ingiustificata chiusura nei confronti delle compagne dei compagni che hanno sostenuto le tesi della mozione “La Cgil che vogliamo”. Su queste realtà chiediamo un intervento della Segreteria Nazionale al fine di armonizzare la scelta condivisa al congresso in tutto il territorio nazionale.

La Filcams sta attraversando un periodo molto difficile nella sua vita negoziale.

L’apertura del tavolo per il rinnovo del contratto del terziario e della cooperazione, il rinnovo del secondo biennio nel settore delle imprese di pulizia, accompagnati dalla disdetta unilaterale degli integrativi di grandi aziende della distribuzione ci chiamano ad una grande responsabilità.

In gioco c’è non solo la coerenza con quanto abbiamo unitariamente condiviso al congresso, ma anche il futuro della contrattazione collettiva nei nostri settori.

Per questo avanziamo la proposta di dare grande ruolo ai delegati ed alle delegate in ognuno di questi tavoli, perché questa volta l’adesione ad accordi dovrà essere dettata solo dal merito e non dalle “contingenti necessità unitarie”.

Pur preoccupati di questa situazione intendiamo come mozione assumerci le nostre responsabilità nel governo della categoria sia a livello territoriale che nazionale.

Quella scelta racchiude in se la visione che abbiamo, come compagni e compagne della Filcams, a riguardo delle modalità del confronto interno alla Cgil.

Noi non siamo “antagonisti”, ma ci consideriamo a pieno titolo dirigenti che intendono partecipare al governo dell’organizzazione in coerenza con le idee che abbiamo espresso al congresso, ricercando le giuste alleanza per raggiungere questo obiettivo,

La Cgil che vogliamo, da “mozione” si tramuta in “area programmatica”, perché lo Statuto della CGIL prevede in questa forma l’esistenza organizzata di luoghi plurali di discussione ed individualmente ognuno di noi sarà chiamato a fare una scelta.

Ma, al tempo stesso, La Cgil che vogliamo rimane politicamente “mozione”,alla quale tutti i firmatari di questo documento intendono ribadire la loro adesione in coerenza con quanto sostenuto nelle assemblee congressuali.

Ma la Mozione in quanto tale è anche oltre, ed è di più di un’area programmatica: è un laboratorio di discussione e di circolazione delle idee, non esaustivo e autoreferenziale, ma propedeutico a più ampi luoghi di confronto.

Alla prima riga del nostro DNA non dobbiamo togliere quanto abbiamo scritto nel documento di costituzione confederale dell’area: “ vogliamo essere un’area senza perimetro”.

La Cgil che vogliamo è il sasso nell’acqua che innesca onde concentriche sempre più ampie, alla conquista di spazi nuovi e aperti.

Vogliamo proporre la contaminazione dei pensieri e ampliare la discussione, mostrando visioni nuove e nuovi punti di vista; vogliamo vivere l’occasione del confronto come strumento di battaglia politica che favorisca e non ostacoli elaborazioni complessive in grado di includere e comprendere.

Vogliamo superare i burocratismi e valorizzare persone, luoghi, idee; vogliamo avanzare una sperimentazione avanzata di pensiero collettivo.

Per questo, vogliamo dare vita a un’iniziativa pubblica che favorisca questo dibattito, allargando partecipazione e interesse intorno alla nostra idea.

Per questo avanziamo a tutti i compagni e le compagne che condividono questa impostazione e che pensano ad un rilancio dell’azione della Filcams e della Cgil, la proposta di dare vita ad un forum di confronto permanente,con l’obiettivo di trovare punti di convergenza comuni su singoli temi.

Come Filcams CGIL, siamo impegnati a tutto campo a promuovere la maturazione politica della categoria, contribuendo al superamento di vecchie politiche contrattuali e sostenendo il rinnovamento e la discontinuità.

Il Documento Programmatico elaborato in occasione del XIII Congresso Filcams a Riccione, contiene linee di intervento sulle quali intendiamo impegnarci unitariamente per la riuscita delle battaglie che ci attendono.

Non sempre però cogliamo, sia a livello territoriale che nazionale, la necessaria determinazione nel perseguire questi obiettivi. Riteniamo che non sia più il tempo di tatticismi esasperati.

Occorre dare concretezza agli obiettivi individuati al congresso.

Fra questi, riconfermiamo la centralità dei posti di lavoro come perno del nostro radicamento: dobbiamo riaffermare il ruolo di delegate e delegati come primi agenti contrattuali impegnati a difendere l’esigibilità dei diritti.

In un’epoca di crescente attacco nei confronti della dignità di lavoratrici e lavoratori, è necessario ripartire dalla difesa e dal miglioramento delle condizioni oggettive, iniziando dalle situazioni ove vi è una perdita dei diritti che sempre più si stanno imponendo alla nostra attenzione.

Non è concepibile arrendersi alla logica del sindacato di mercato, abbandonando il compito di costruzione di una coscienza di classe all’interno dei posti di lavoro, limitando il ruolo dell’organizzazione di lavoratrici e lavoratori a una mera funzione assistenziale e difensiva.

E’ una strada questa difficile e in controtendenza, che deve fare i conti con la scarsa preparazione dei delegati e delle delegate, con l’egemonia della cultura di destra tra i lavoratori/lavoratrici con l’abbandono da parte di Cisl e Uil di un ruolo di sindacato confederale.

Ribadiamo la natura rivendicativa del sindacato, la sua funzione politica oltre che contrattuale.

In questo quadro complesso occorre individuare priorità e linee di intervento concreto. Ne proponiamo tre per l’agenda della Filcams, che a nostro avviso vanno nella direzione della riunificazione del nostro mondo del lavoro:

1) La lotta contro il lavoro povero, ormai dilagante nei nostri settori, caratterizzati da contratti part time oltre che precari, utilizzati come estrema forma di ricatto salariale e flessibilizzazione esasperata. E’ necessario affermare un principio di dignità salariale, anche per via legislativa, che impedisca a lavoratrici e lavoratori di scendere sotto una soglia minima, incapace di garantire un’esistenza libera e dignitosa. La nostra battaglia deve essere culturale e politica, oltre che contrattuale, e deve porre all’attenzione la condizione, oggi invisibile nel sentire comune, di milioni di donne e uomini, lavoratrici e lavoratori, la cui esistenza è subordinata alle esigenze organizzative di un mercato sempre più vorace e disumano.

2) Una concreta esigibilità per la contrattazione di sito, come risposta forte all’estrema frantumazione del lavoro che caratterizza il terziario. Appalti, terziarizzazioni, esternalizzazioni, grandi agglomerati commerciali e cittadelle del consumo, sono ormai i non-luoghi del diritto, privi di identità sindacale perché esplosi in mille piccole realtà. E’ necessario trovare forme di riaggregazione per queste lavoratrici e lavoratori, per garantire loro pari dignità nella rivendicazione di migliori condizioni di lavoro. La contrattazione di sito deve rappresentare una priorità non solo per la Filcams, ma per l’intera Confederazione, nei confronti della quale dobbiamo instaurare un dialogo a livello più alto, per una concreta traduzione contrattuale delle dichiarazioni sulla ricomposizione del mondo del lavoro che coinvolga attivamente tutte le categorie.

3) la riunificazione dei diritti tra generazioni: in nessun caso dovrà essere possibile l’accettazione di accordi che differenziano norme e diritti in base alla data di assunzione.

Questo percorso però necessita anche fare un “esame di coscienza” anche dentro di noi.

Occorre avviare una analisi impietosa del nostro radicamento nei luoghi di lavoro, per verificare il reale consenso ai valori della Cgil e non fermarsi solo al dato quantitativo del tesseramento.

Questa fase storica impone la ricerca di una rinnovata militanza dei nostri delegati e delegate fornendo loro la possibilità di avere percorsi formativi che sappiano rafforzarne la coscienza e al contempo valorizzandone le specificità attitudinali per trasformarli in avanguardie sindacali.

Per questo, intendiamo dare vita alle iniziative necessarie, dentro e fuori la categoria, mettendo a disposizione esperienze e idee per un reale percorso di riaggregazione del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, come necessaria pre-condizione a un’attività contrattuale che non sia di sola resistenza e difesa ma anche di avanzamento.

Infine tra qualche giorno saremo chiamati al rinnovo del gruppo dirigente nazionale: sarà doveroso che, anche in questa occasione, la nostra categoria sappia operare la giusta scelta per darsi un governo unitario, fatto che si sta realizzando nella quasi totalità dei territori anche se permangono esperienze negative in contrasto con le scelte nazionali del congresso, arretratezze che speriamo il nuovo gruppo dirigente sappia rimuovere.

 

I componenti del direttivo Filcams nazionale

 

Agazzi Lorenzo

Agnani Michele

Bigazzi Sabina

Cappellieri Roberto

Francavilla Cosimo

Luppino Elisa

Marchesini Luca

Mesina Giuliana

Papagna Mario

Pinton Cinzia

Ronco Cristina

Rossi Marco

Scarpa Maurizio

Sovilla Sonia

Speca Emilio

Talenti Enrico

Trunfio Francesco

Zambon Monica