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UNA BRUTTA PAGINA NELLA STORIA DELLA CGIL

di Gianni Rinaldini 

La Cgil ha comunicato i dati della consultazione degli iscritti interessati sull'accordo Cgil, Cisl Uil e Confindustria del 28 Giugno 2011.

Una consultazione su un accordo già firmato dalle parti sociali e quindi dalla stessa Cgil.

Mi sono posto la domanda se nella situazione attuale mentre si dispiega a tutto campo un disegno autoritario fondato sul massacro sociale, sull'annullamento dei diritti e delle tutele, sulla negazione di un Contratto Nazionale degno di questo nome fosse il caso di intervenire su ciò che sta avvenendo nella vita democratica della Cgil.

 

Una vecchia storia, una sorta di autocensura in nome di un problema più grande, del contesto in cui ci troviamo ad operare.

Ho superato queste reticenze perché convinto che non stiamo ragionando di due mondi separati ma di processi assolutamente pervasivi che attraversano l'insieme della società nelle sue stesse forme di rappresentanza sociale e politica.

Mi riferisco alla democrazia che costituisce la condizione primaria del riconoscimento della autonomia della rappresentanza sociale, tanto più a fronte di posizioni diverse tra le Organizzazioni Sindacali.

Nel corso di questi anni il quotidiano smantellamento di tutto ciò che conferisce al lavoro umano una condizione diversa dall'essere una merce, è avvenuto attraverso l'incrocio tra accordi separati ed atti legislativi fino all'epilogo di questa ultima fase con l’approvazione dell’articolo 8 della manovra finanziaria.

Questo è stato possibile attraverso la negazione della democrazia, l'espropriazione del diritto democratico delle lavoratrici e dei lavoratori di votare i propri contratti.

Le lavoratrici ed i lavoratori nella dimensione di cittadini hanno potuto votare il referendum sull'acqua bene comune e contro le centrali nucleari, mentre, nella dimensione di lavoratori non hanno potuto votare il loro contratto e di conseguenza sulla propria condizione lavorativa.

Il messaggio è chiaro: come lavoratori dipendenti non esistete, non contate niente!

Una enormità che si è svolta nel silenzio assordante di gran parte delle forze politiche di opposizione e del mondo intellettuale.

Il modello Marchionne, che con la Legge è diventato sistema generale e la strage di Barletta, sono lì ad indicarci il futuro devastante della totale deregolazione del lavoro.

La Cgil invece di interrogarsi sulla radicalità di questi processi sociali che mettono in discussione il futuro, la stessa esistenza di un Sindacato autonomo e democratico, continua nell'ordinaria amministrazione.

Nell’illusorio inseguimento delle scelte della Confindustria e delle altre Organizzazioni Sindacali, come dimostra l'accordo del 28 giugno che nulla prevede sulle forme di validazione dei Contratti Nazionali ma definisce le forme di validazione ed esigibilità dei contratti aziendali “modificativi” del CCNL – Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

Non a caso l'art. 8 della manovra finanziaria stabilisce per legge che la contrattazione aziendale può intervenire su tutte le materie che riguardano la prestazione lavorativa comprese le norme di Legge.

Credo sia utile rammentare il percorso di questi ultimi mesi.

Nel mese di Luglio la Cgil ha spiegato l’utilità dell'accordo unitario del 28 giugno in nome del contesto generale perché si recuperava parte dello “strappo” dell'accordo separato del 2009 e si bloccava l'offensiva in atto; nel mese di Agosto il Parlamento con il sostegno di Cisl, Uil e Confindustria ha approvato l'art.8; nel mese successivo la Cgil ha confermato l'accordo sindacale unitario perché “renderebbe inesigibile” la legge.

Il tutto pare perfino incredibile, in realtà la Confindustria ha ottenuto tutto, l'accordo e la legge.

Nella lettera inviata il 6 ottobre 2011 dalla Marcegaglia alle strutture della Confindustria, dopo aver illustrato l'accordo sindacale del 28 giugno, afferma “ a ciò si aggiungono le opportunità che offre l'art.8 di derogare in azienda, attraverso accordi sindacali, anche disposizioni di legge che disciplinano varie materie, tra le quali le conseguenze del recesso del rapporto di lavoro. Oggi un imprenditore iscritto a Confindustria può quindi beneficiare di tutte le flessibilità dell'accordo del 28 giugno e dell'art.8”.

Nello stesso tempo Cisl e Uil continuano a firmare accordi separati che estendono agli altri stabilimenti del Gruppo Fiat, il “modello Pomigliano” fondato sulla pura e semplice discriminazione nei confronti dei delegati ed iscritti alla Fiom-Cgil, ritenendolo totalmente compatibile con l'accordo del 28 giugno.

Non mi risulta che ci sia stata nessuna richiesta di chiarimento da parte della Cgil.

Ma allora su che cosa si è svolta questa fantomatica consultazione degli iscritti della Cgil?

Una consultazione su un accordo già firmato senza alcuna definizione di regole democratiche verificabili, né sui votanti né sull'espressione di voto, consegnate al totale arbitrio dei gruppi dirigenti.

Questa deriva è pericolosa, tantopiù in una fase dove è del tutto evidente che il processo di ridefinizione dell’assetto sociale, istituzionale e politico del nostro Paese e dell’Europa è fondato sulla riduzione e svuotamento degli spazi di democrazia.

Si è scritta in questo modo una brutta pagina della storia della Cgil e mi auguro che serva perlomeno ad aprire una riflessione a tutto campo e senza ipocrisie sulle nostre criticità, sulle nostre evidenti difficoltà.

Questo deve essere fatto accompagnato da una forte iniziativa per l'abrogazione dell'art.8 anche utilizzando lo strumento del Referendum.

 

da Il Manifesto, 25 ottobre 2011.