Home
SE OTTO ORE...

di Marigia Maulucci

Otto ore di Consiglio dei Ministri per partorire un topolino tanto pretenzioso e bugiardo da essere venduto come la manna dal cielo, quella che porterà il nostro PIL al 10%. Il governo degli Ottimati,quello che non deve chiedere mai, ha imparato a vendersi meglio di qualsiasi navigato politico.

 

Le parafarmacie possono chiudere anche domani mattina perché le farmacie, quelle vere, si terranno i farmaci di fascia C. I tassisti ottengono la cancellazione della società che accorpi più licenze e la dilazione nel tempo della decisione dell’aumento delle stesse. Le imprese ottengono un Tribunale specifico con materie ancora da definire: sarà interessante capire se quella sarà la sede anche per dirimere le controversie di lavoro…niente male discutere di licenziamenti senza giusta causa presso il Tribunale dell’Impresa. Rete e FF.SS. si vedrà:di certo e immediatamente i lavoratori delle Ferrovie non avranno più il Contratto Nazionale (restiamo in attesa della vibrata protesta dei sindacati del settore).Così come i lavoratori del commercio non avranno più un orario di lavoro contrattuale visto che la risposta al calo della domanda è tenere aperti i negozi giorno e notte:aumenta l’orario invece delle retribuzioni.Ecco la soluzione tecnica dei professori.

In tanto fumo con tanta potente manovella potremmo anche perderci se non risultasse ormai chiarissimo il segno delle scelte del Governo Monti: una politica liberista per giunta all’amatriciana, con potentati e lobbies che la fanno da padroni.

I guai prodotti dalla manovra di dicembre sui redditi fissi, sulle pensioni, sulla previdenza non sarebbero certo stati compensati da scelte di ampia liberalizzazione, né sul piano materiale (quanto si risparmia con queste misure è tutto da dimostrare), né sul piano politico (è stato subito evidente che di super partes questo Governo non aveva nulla). Certo così però è l’ennesima sberla a carico del lavoro,chiamato da solo a farsi carico davvero della crisi.

E alla vigilia dell’apertura del confronto sul mercato del lavoro questa certezza è particolarmente inquietante.

 

Roma, 21.1.2012