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Sette domande alla Mozione "I diritti e il Lavoro oltre la crisi".

Una mozione oligarchica. Perché costruita e imposta dall’alto da un gruppo di oligarchi a lavoratori che non avvertono la necessità di divisioni nella CGIL.

Una mozione che nuoce alla CGIL. Perché voluta nel momento in cui essa è sotto attacco del fuoco nemico.

Una mozione sottoscritta da persone provenienti da storie personali le più disparate. Perché motivata solo da ragioni legate a assetti di potere.

Una mozione che colpisce al cuore la confederalità. Perché per la prima volta sottoscritta da tre segretari generali di categoria.

Una mozione deliberatamente scagliata a sangue freddo. Perché fino ad ora le decisioni sono state tutte condivise.

Una mozione con tratti ribellisti. Perché….non è stato chiarito.

Queste le cose addebitate dal quartier generale al documento congressuale “La CGIL che vogliamo” e largamente circolanti nelle riunioni degli organismi, nei passa parola, certamente nelle riunioni “di prima mozione” che si stanno moltiplicando per ogni dove alla presenza del segretario generale: questo sì un inedito nella storia della CGIL.

Stiamo assistendo al congresso prima del congresso,ad attacchi tesi più a delegittimare i firmatari che a misurarsi sui contenuti proposti. Stiamo assistendo ad una traslazione dell’interesse della Confederazione sull’interesse del suo quartier generale. Per noi restano due cose ben distinte.

La nostra sfida,al contrario, è per una discussione vera e senza veli che coinvolga gli iscritti e le iscritte della CGIL, in una fase che giudichiamo di svolta per il sindacato confederale. Tuttavia, così stando le cose, con fatica scendiamo sullo stesso terreno e facciamo i conti in tasca alla mozione “I diritti e il lavoro oltre la crisi” con sette domande al primo firmatario.

Prima domanda: a proposito di oligarchie, è vero o falso ciò che il coordinatore dell’Area Programmatica Lavoro e Società, autodefinitosi cofirmatario, afferma pubblicamente, e che il primo firmatario nega, in merito all’esistenza di un accordo politico e organizzativo tra di loro, in base al quale sarebbe garantita alla suddetta area una percentuale congressuale del 13,5% e una presenza in segreteria confederale?

Seconda domanda: sempre a proposito di oligarchie, l’Area programmatica “Lavoro e società” può aderire, in quanto tale, a una mozione congressuale e invocare la disciplina di gruppo in caso di dissensi?

Terza domanda: a proposito di autonomia, quale rapporto esiste tra l’area programmatica “Lavoro e Società” e l’associazione “Lavoro e Solidarietà” presieduta da Gianpaolo Patta, che figura tra i soggetti cofondatori della “Federazione della Sinistra”, cioè di un nuovo partito politico? L’ Associazione è domiciliata presso la Fondazione Di Vittorio, le sue riunioni si svolgono in CGIL e per le adesioni individuali è attivo un numero telefonico corrispondente a un interno della CGIL stessa.

Quarta domanda: ti è mai capitato, negli ultimi giorni, di convocare personalmente singoli dirigenti dei vari livelli dell’organizzazione per verificare la loro collocazione congressuale? Perché se così non è, c’è chi in giro millanta credito.

Quinta domanda: ti è mai giunta notizia delle pressioni che ovunque si stanno sistematicamente e violentemente esercitando su coloro che hanno manifestato interesse per la mozione “La CGIL che vogliamo”? Perché, se così non è, dovresti esigere informazioni più veritiere.

Sesta domanda: giudichi plausibili le interferenze che si stanno determinando nell’attività della Commissione di Garanzia Congressuale, in virtù delle quali delibere assunte all’unanimità sono bloccate e rimesse in discussione? Oppure che il regolamento congressuale che ne norma la costituzione venga da alcune strutture arbitrariamente interpretato?

Settima domanda: ti sembra corretto che alla presentazione della mozione “I diritti e il lavoro oltre la crisi” che si è svolta in Campania alla presenza della segretaria confederale Susanna Camusso siano stati invitati ed erano presenti esponenti del mondo politico e delle istituzioni locali? Peraltro, sei proprio sicuro che ciò faccia lustro alla mozione?

Infine, e questa non è una domanda ma la rivendicazione di un diritto statutario, vanno rapidamente realizzate le condizioni organizzative di agibilità democratica per garantire la pari dignità delle due mozioni.

A noi sembra che la somma dei problemi e dei tanti episodi descritti stia viziando e imbarbarendo il percorso congressuale.

Ci fermiamo qui, formulando un auspicio: il confronto avvenga sul merito delle diverse opzioni e non sulla loro delegittimazione. Gli iscritti siano liberi di esprimere il loro punto di vista sul loro sindacato, sulle sue politiche, sulle posizioni che si confrontano nel congresso.

Il congresso si fa tra gli iscritti e non prima che la parola passi a loro.

Per quanto ci riguarda la CGIL è una prima del congresso e lo sarà anche alla fine: ma una CGIL non può significare pensiero unico.

la redazione di www.lacgilchevogliamo.it