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No alla riduzione dei diritti constituzionali del lavoro Stampa E-mail

L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
Il lavoro è l'architrave della nostra Costituzione: il diritto al lavoro, i diritti sul lavoro, le condizioni materiali della prestazione,la parità uomo donna nel e col lavoro, il ruolo dei soggetti della rappresentanza, la libertà delle organizzazioni sindacali, il diritto di sciopero come diritto di libertà individuale innervano tutta la Carta Costituzionale.
Tali diritti, per la loro natura costituzionale, sono diritti individuali indisponibili , non negoziabili: l'intesa su Pomigliano è per questo illegittima, pericolosa, gravissima.
E ancora:il delicato equilibrio tra libertà d'impresa e valore sociale della stessa, che la Costituzione regola in maniera ineccepibile, verrebbe pesantemente alterato dalle ipotesi governative di riscrittura dell'art.41, sancendo, in assoluta controtendenza rispetto alla realtà attuale, un' assiomatica coincidenza tra mercato e libertà.
Il sincronismo tra i due interventi non è casuale e descrive un'ipotesi di società nella quale l'asse centrale si sposta dai diritti degli individui a quelli del mercato e dell'impresa.
Limitando l'indipendenza della magistratura si attacca la Costituzione.
Alterando gli equilibri dei poteri istituzionali si attacca la Costituzione.
Comprimendo la libertà di stampa si attacca la Costituzione.
Attaccando e contraendo i diritti sul lavoro si attacca la Costituzione nel suo principio fondativo.
Non c'è futuro per la democrazia e la libertà nel nostro Paese senza rispetto della dignità del lavoro:mortificare il lavoro, limitarne i diritti minaccia radicalmente le fondamenta del vivere collettivo.

I firmatari di questo appello invitano ad una forte mobilitazione delle coscienze anche su questo fronte decisivo nella difesa della Costituzione.

Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Sergio Cofferati, Gianni Rinaldini, Fausto Bertinotti, Carlo Podda, Nichi Vendola, Giorgio Cremaschi, Paolo Nerozzi, Mimmo Moccia, Vincenzo Vita, Carlo Baldini, Titti Di Salvo, Nicoletta Rocchi, Marigia Maulucci, Maurizio Scarpa

Aderisci all' appello

 
Assemblea Nazionale "La CGIL che vogliamo" Stampa E-mail

locandina6luglio2010

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Con la FIOM contro il ricatto di Pomigliano Stampa E-mail

Comunicato del coordinamento Napoli e Campania de "La CGIL che vogliamo"

Condividiamo la posizione assunta dalla FIOM in merito all'accordo separato sullo stabilimento FIAT di Pomigliano. Tutti vogliamo che FIAT resti a Pomigliano, così come a Termini Imerese o a Cassino e nel resto d'Italia,ma il punto non è questo.
Quello posto dalla FIAT è UN RICATTO VERO E PROPRIO che contrappone l'esigenza di mantenere il posto di lavoro alla totale capitolazione sul fronte dei diritti e della dignità del lavoro e dei lavoratori;
è per questo che LA CGIL CHE VOGLIAMO Coordinamento Napoli e Campania , ritiene assolutamente condivisibile la posizione della FIOM.

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FIAT Pomigliano: No all'accordo separato Stampa E-mail

I diritti della persona sono indisponibili e non negoziabili

Comunicato Stampa di Mimmo Moccia portavoce de "la Cgil che vogliamo"

"La Cgil che vogliamo" considera l'accordo separato sullo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco uno dei più pesanti attacchi ai diritti costituzionali dei lavoratori della storia della Repubblica Italiana. L'accordo prevede pesantissime deroghe al contratto nazionale su orari di lavoro, trattamento di malattia, organizzazione del lavoro e qualifiche. Impone turnazioni e ritmi di lavoro senza precedenti per le catene di montaggio e soprattutto liquida le libertà sindacali e i diritti individuali dei lavoratori, ai quali viene imposto l'accordo stesso come nuovo contratto individuale di lavoro, pena il licenziamento.
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Dichiarazione di Mimmo Moccia al Direttivo CGIL Stampa E-mail

Dichiarazione di Mimmo Moccia a nome della mozione "La CGIL che vogliamo" al direttivo CGIL del 7, 8, 9 giugno 2010

Intendiamo qui confermare la volontà dei compagni e della compagne che si sono riconosciuti nella mozione "La CGIL che vogliamo" di proseguire nell'esperienza avviata in occasione del 16° congresso.
Le motivazioni che hanno dato vita alla mozione mantengono intatti valore e attualità che, anzi, escono rafforzati dall'ulteriore degrado della situazione generale politica, sociale e sindacale intervenuto dopo il congresso stesso.
Nulla è cambiato, se non in peggio, nelle condizioni del Paese.
Nulla è cambiato nelle scelte politiche del governo di centro destra che cerca soluzioni alla crisi dell'economia reale e della finanza pubblica solo attraverso l'ulteriore peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori e dei pensionati italiani.
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La CGIL Lombardia deve dire NO ai contratti regionali proposti dalla CISL Lombardia e lottare per difendere e rinnovare i contratti nazionali Stampa E-mail

Comunicato stampa della "CGIL che vogliamo" Lombardia

La proposta della CISL della Lombardia di aprire la strada al federalismo contrattuale con la stipula di contratti regionali va respinta con fermezza. È una proposta dannosa per i lavoratori e un regalo al Governo perché rappresenta un sostegno indiretto alla sua manovra. Una manovra durissima contro i lavoratori e i pensionati, ma anche contro le regioni e gli enti locali, mentre ancora una volta ad essere premiati sono gli evasori e coloro che hanno commesso abusi edilizi.

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