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CHE STA SUCCEDENDO ALLA CGIL?

Lettera di Bice Parodi,lavoratrice iscritta alla FISAC CGIL, alla Segreteria Nazionale CGIL.

 

Mi chiamo Bice Parodi e sono una lavoratrice iscritta alla CGIL, nella categoria dei bancari, da oltre 30 anni che non ricopre alcun incarico sindacale.

Nel corso di questi anni mi sono abituata a partecipare alle assemblee sindacali e a cercare di comprendere il contenuto degli accordi che il mio sindacato sottoscriveva (o non sottoscriveva), consapevole che questi riguardavano direttamente il mio lavoro e la mia vita. In altre parole, credo di avere costruito un’identità sindacale comune con gran parte dei lavoratori iscritti alla nostra organizzazione.

Come è naturale, nel corso di questi anni mi è capitato di condividere o di non condividere le scelte fatte dal mio sindacato, ma, anche quando non le condividevo, non ho fatto mai mancare la mia adesione e, soprattutto, è successo frequentemente che mi sia sentita orgogliosa di appartenere a questa organizzazione.

Solo per citare le occasioni più recenti, è successo nel 2002 quando il mio sindacato ha avuto la capacità di comprendere che si stava avviando la precarizzazione del mondo del lavoro e quando ha avuto la forza e il coraggio di mettere al centro della discussione i diritti di lavoratrici e lavoratori; è successo tre anni fa quando il mio sindacato non ha sottoscritto l’accordo con il governo sui nuovi modelli contrattuali che aveva lo scopo di smantellare il diritto del lavoro nel nostro paese. E, almeno così sembra, sta succedendo anche in questi giorni, a fronte delle iniziative di questo governo e del preoccupante coro di consensi, perché mi rendo conto che se devo cercare una voce di dissenso e di difesa del lavoro, la trovo solo nel mio sindacato.

Tuttavia, se devo osservare quello che sta succedendo nella mia categoria, devo dire che mi prende un grande senso di smarrimento e di amarezza e che le convinzioni maturate a proposito dell’identità e della compattezza di un sindacato confederale come la CGIL vengono messe a dura prova.

Provo a spiegarmi meglio.

Nei giorni scorsi la FISAC CGIL ha firmato, assieme alle altre organizzazioni sindacali, un’ipotesi di contratto nazionale che sto leggendo e che, francamente, non comprendo.

In occasione della mancata firma dell’accordo sui modelli contrattuali da parte della CGIL, nelle apposite assemblee convocate in azienda per spiegarne le ragioni, i rappresentanti del mio sindacato ci hanno spiegato che la CGIL non aveva firmato quell’accordo sostanzialmente per tre ragioni:

  1. perchè quell’accordo introduceva la possibilità di derogare in peggio le norme contenute nei contratti aziendali e perché questo avrebbe prodotto una ulteriore frammentazione del mondo del lavoro non conciliabile con la nostra idea di confederalità;

  2. perché quell’accordo prevedeva richieste di aumenti economici che, anche al massimo, non avrebbero coperto l’aumento del costo della vita e avrebbero comportato una riduzione della retribuzione reale

  3. perché, per il tramite degli enti bilaterali, snaturava quello che è stato il nostro sindacato fino ad oggi.

Ebbene, come dicevo prima, mi ha molto amareggiato scoprire che tutti questi punti sono ora compresi nell’ipotesi di contratto: c’è la possibilità di introdurre localmente deroghe peggiorative (anche se qui le chiamano “intese modificative”); l’aumento salariale è addirittura al di sotto del cosiddetto “IPCA depurato”; con questo contratto viene istituito un nuovo ente bilaterale che gestirà denaro versato solo da lavoratrici e lavoratori.

In questi anni avevo anche sedimentato l’idea che la confederalità, per un sindacato come la CGIL, avesse il significato di mettere al centro del proprio progetto il principio della solidarietà tra i lavoratori e con le fasce più deboli della popolazione (donne, pensionati, immigrati, disoccupati ecc.) e che in nome di questa confederalità, il mio sindacato di categoria avrebbe lavorato per non fare mancare il sostegno all’economia da parte del sistema bancario e per limitare il ricorso alla finanza speculativa che ci ha portato in questa situazione. La garanzia di questi due interventi mi avrebbe reso disponibile a guardare questo contratto con altri occhi. Ma di tutto questo, nel testo, non c’è traccia, anzi, come mi hanno fatto osservare, l’unico riferimento a questo tema è un accordo quadro firmato lo scorso ottobre anche dal mio sindacato che dice testualmente che “le aziende creditizie [sono] sostanzialmente estranee ai fenomeni che hanno determinato l’attuale crisi finanziaria internazionale”.

Leggo sui giornali che chi ha firmato questo contratto dice che questo è un contratto che favorisce la nuova occupazione giovanile, ma sugli stessi giornali leggo anche che le banche italiane hanno già dichiarato - ad oggi - che espelleranno dal sistema 16500 lavoratrici e lavoratori e ho difficoltà a comprendere come, in questo contesto, si possa parlare di nuova occupazione. Mi pare che l’unico modo per spiegare questo ricambio sia accettare il principio che il problema del precariato e della disoccupazione giovanile deve essere risolto solo dai lavoratori, senza che gli altri settori della società facciano la loro parte. E a questo punto mi faccio una domanda. Ma non è proprio questa la principale obiezione che il mio sindacato fa all’attuale governo?

Per queste ragioni, chiedo a voi che siete i massimi rappresentanti del mio sindacato: cosa sta succedendo alla CGIL?, le scelte che fa la Confederazione non dovrebbero essere portate avanti anche dalle categorie? e infine la Confederazione condivide questa impostazione e sta apprestandosi a cambiare natura?

 

Con amarezza e sconforto

Bice Parodi

 

Al momento attuale, è arrivata solo la risposta di Nicola Nicolosi,esprimendo condivisione sulle critiche della lavoratrice.