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LETTERA AL QUOTIDIANO IL MANIFESTO |
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di Gianni Rinaldini, Coord.Naz.La CGIL che Vogliamo
Non è un caso che il rischio di chiusura del Manifesto avvenga nella stessa fase in cui sono messi in discussione i più elementari diritti sociali e democratici nel nostro paese.
Abbiamo una storia comune che tiene insieme la riduzione di tutti gli spazi di democrazia dai luoghi di lavoro ai mezzi di comunicazione.
La democrazia rappresenta oggi un aspetto eversivo rispetto ai processi in atto. Non ci resta che tentare di resistere e reagire con la forza della volontà.
Per questo nell'esprimervi il nostro totale sostegno siamo disponibili a tutte le iniziative che riterrete opportuno promuovere per evitare la chiusura del Manifesto e altri mezzi di comunicazione colpiti dal Decreto del Governo.
Roma, 9 Febbraio 2012 |
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E' sempre un brutto giorno quando un organo di stampa è costretto a chiudere.
Se poi il giornale in questione è Il Manifesto il nostro tempo presente e futuro si fa cupo per davvero.
La CGIL che Vogliamo accetta la sfida politica.
Comprare ogni giorno una (ma anche due, tre, cento) copia del giornale non è solo solidarietà ma è difesa della libertà di testa e di parola.
Perchè a noi le voci fuori dal coro piacciono. |
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CHE STA SUCCEDENDO ALLA CGIL? |
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Lettera di Bice Parodi,lavoratrice iscritta alla FISAC CGIL, alla Segreteria Nazionale CGIL.
Mi chiamo Bice Parodi e sono una lavoratrice iscritta alla CGIL, nella categoria dei bancari, da oltre 30 anni che non ricopre alcun incarico sindacale.
Nel corso di questi anni mi sono abituata a partecipare alle assemblee sindacali e a cercare di comprendere il contenuto degli accordi che il mio sindacato sottoscriveva (o non sottoscriveva), consapevole che questi riguardavano direttamente il mio lavoro e la mia vita. In altre parole, credo di avere costruito un’identità sindacale comune con gran parte dei lavoratori iscritti alla nostra organizzazione.
Come è naturale, nel corso di questi anni mi è capitato di condividere o di non condividere le scelte fatte dal mio sindacato, ma, anche quando non le condividevo, non ho fatto mai mancare la mia adesione e, soprattutto, è successo frequentemente che mi sia sentita orgogliosa di appartenere a questa organizzazione.
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LA CGIL CONVOCHI SUBITO IL DIRETTIVO NAZIONALE |
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di Gianni Rinaldini, Coord. Naz. de La CGIL che Vogliamo
Come ampiamente previsto, il confronto a Palazzo Chigi , lungi dall’affrontare le vere questioni che riguardano la creazione di nuovi posti di lavoro e il superamento della precarietà, si sta concentrando sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.Di inaudita gravità la decisione assunta dal Governo – e avallata da Confindustria- di procedere anche senza l’intesa con le parti sociali.
La CGIL che Vogliamo ribadisce l’assoluta contrarietà non solo all’ abolizione dell’art.18 ma anche a qualsiasi suo rimaneggiamento o manutenzione e ritiene urgente la convocazione del Comitato Direttivo Nazionale che faccia il punto sul tavolo aperto a Palazzo Chigi e assuma le iniziative necessarie. |
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IL DIBATTITO NE LA CGIL CHE VOGLIAMO |
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Nell'ultima riunione del Coordinamento Nazionale dell'Area Programmatica si è aperta una discussione importante sul nostro futuro, alla luce dei grandi sconvolgimenti che caratterizzano la fase, a circa due anni dall'ultimo congresso della CGIL, e dunque a due anni dal prossimo.
Abbiamo concordato sulla necessità di esplicitare in documenti scritti i differenti orientamenti.
Ci sono pervenuti i seguenti documenti: La CGIL che Vogliamo:democrazia, diritti, lavoro di Gianni Rinaldini e Opposizione a Monti, Opposizione organizzata in CGIL di Giorgio Cremaschi che pubblichiamo di seguito.
Tali contributi saranno oggetto della prossima riunione dei componenti il CD della CGIL de La CGIL che Vogliamo. |
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LA CGIL CHE VOGLIAMO:DEMOCRAZIA DIRITTI LAVORO |
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di Gianni Rinaldini
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OPPOSIZIONE A MONTI,OPPOSIZIONE ORGANIZZATA IN CGIL |
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di Giorgio Cremaschi
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CONTRATTO DEI BANCARI.NON CI RESTA CHE PIANGERE. |
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di Mimmo Moccia
L’ipotesi di contratto siglata da ABI e dalle OOSS per il rinnovo del CCNL delle lavoratrici e dei lavoratori del credito va respinta perché lesiva degli interessi dei lavoratori, totalmente diversa dalla piattaforma presentata che aveva raccolto il 98% dei consensi ed è il frutto di un modello concertativo debole e subalterno con l’assunzione acritica da parte del sindacato delle posizioni delle banche.
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FIAT: DEMOCRAZIA E CRISI SOCIALE |
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di Tiziano Rinaldini.
L'articolo uscirà sul numero di Inchiesta di Gennaio 2012.
La rivista è consultabile sul sito www.inchiestaonline.it
Da che mondo è mondo, da che capitalismo è capitalismo, le fasi di crisi economica sono utilizzate per peggiorare le condizioni di lavoro e di non lavoro, e per imporre la rimessa in discussione di conquiste che si erano transitoriamente realizzate.
In particolare si tende a ripristinare il più possibile un quadro di comando unilaterale dell’impresa sul lavoro e a liberarla da responsabilità a cui essere vincolata nel rapporto con i lavoratori e le lavoratrici. In ogni specifica situazione lavorativa si tende ad affermare come unico vincolo ciò che il capitale considera necessario per il successo di quell’impresa. Ciò, a sua volta, non è ovviamente compatibile con la permanenza di una iniziativa solidale dei lavoratori fra di loro e di uno stato sociale universalistico per cui i problemi sociali vengono ridefiniti su basi corporative e aziendalistiche o assistenzialistico/minimali per chi ne resta fuori.
E’ quello che sta avvenendo in questa fase.
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di Marigia Maulucci
Otto ore di Consiglio dei Ministri per partorire un topolino tanto pretenzioso e bugiardo da essere venduto come la manna dal cielo, quella che porterà il nostro PIL al 10%. Il governo degli Ottimati,quello che non deve chiedere mai, ha imparato a vendersi meglio di qualsiasi navigato politico.
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