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Più uguaglianza per uscire dalla crisi
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Più uguaglianza per uscire dalla crisi

 

La natura della crisi

Questo Congresso della CGIL assume un carattere di straordinarietà per le scelte che siamo chiamati a compiere a fronte della devastante crisi globale.

Non si tratta di un passaggio congiunturale negativo e quindi non ci si può cullare nell'illusione che con qualche accorgimento sul piano finanziario possa riprendere lo sviluppo negli USA, in Europa e nel mondo.

La crisi globale è l'epilogo di un lungo periodo,dominato dal pensiero unico neoliberista,di sviluppo fondato sulla crescita delle disuguaglianze sociali, sulla compressione dei diritti individuali e collettivi e su un modello di consumi affidato all'incremento dell'indebitamento delle famiglie piuttosto che alla crescita delle retribuzioni.

Lo scoppio della bolla finanziaria ha rappresentato l'elemento scatenante della crisi di un modello di sviluppo in una dimensione che non ha precedenti.

Un'intera fase storica rischia di essere segnata da un'instabilità generale con cicli sempre più brevi di crescita e crisi,poiché ad essere violentemente investiti sono il campo economico e sociale, quello energetico , ambientale e alimentare, in un contesto mondiale in cui gli equilibri economici politici e militari sono così profondamente cambiati.

L'egemonia del mondo finanziario e delle multinazionali su base globale ha messo a nudo la subalternità e la debolezza della Politica,l'insufficienza del potere degli Stati Nazione, la crisi dei soggetti incapaci di agire su scala globale.Si può uscire da questa situazione con il "multilateralismo",con rinnovati organismi di governo e controllo sovranazionale, con forti strumenti di regolazione dei mercati e con nuove politiche pubbliche.Va riaffermato con nettezza,in sintesi, il primato dell'interesse generale sui fallimentari miti del mercato che si autoregola, generando così ricchezza e democrazia.

Questa situazione interroga anche il Sindacato,il nostro futuro, la stessa esistenza di una rappresentanza sindacale autonoma e democratica che sia portatrice di un "altro" punto di vista, quello del lavoro subordinato e dei pensionati. L'accordo separato di Governo e Confindustria con CISL e UIL non è leggibile al di fuori di questo scenario perché a ben vedere delinea un profilo e un ruolo del sindacato fondato sulla negazione dell'autonomia e della funzione contrattuale.

Ciò che sta avvenendo è il tentativo di far ripartire la macchina economica mondiale con le stesse misure e le stesse politiche che sono la causa del suo incepparsi:un sistema fondato sulla competitività al ribasso e sulla guerra delle esportazioni precipita nuovamente, come sta avvenendo negli USA , in Europa e nel nostro paese, in ulteriore riduzione dei diritti del e sul lavoro e compressione delle retribuzioni.

Tutto ciò non solo non è accettabile, ma crea le condizioni per crisi ancora più catastrofiche, come appare dal pericolo di una nuova bolla speculativa, pericolo reiterato,come se niente fosse successo, dal riproporsi della divaricazione tra un'economia finanziaria in forte ripresa e un' economia reale ancora in affanno.

 

L'impegno per la pace

Occorre più che mai ribadire la scelta della CGIL di contrastare l'utilizzo della forza militare per la risoluzione dei conflitti e nei rapporti internazionali.La CGIL è schierata in difesa della pace,contro la guerra "senza se e senza ma".
Per questo vanno ritirate tutte le truppe estere dall'Iraq e va definito un nuovo sistema internazionale che escluda il ricorso alla guerra.

E' giunto il momento di una riflessione approfondita sulla situazione in Afghanistan.La CGIL, contraria all'intervento, ritiene necessario definire una strategia di uscita del contingente italiano da quella che non si configura certamente come una missione di pace.

E' indispensabile attivarsi in tutte le sedi affinché si arrivi al blocco e alla conseguente dismissione degli insediamenti di colonie israeliane in territorio palestinese e alla ripresa del negoziato per il riconoscimento di due Popoli e due Stati.

La CGIL che vogliamo sviluppa confronto e alleanze coi Forum sociale europeo e mondiale ,al fine di valorizzare e rendere visibili i temi della cultura del lavoro in tutti i suoi aspetti e soggetti, e di innovare la sua stessa cultura e politica del cambiamento sociale.

 

Un’Europa politica e sociale

L'Europa ha evidenziato tutte le proprie debolezze e incapacità di definire una risposta comune al dissesto sociale determinatosi.

Si paga in questo modo la costruzione della dimensione europea su base monetaria senza un'identità politica, economica e sociale , alla quale richiamarsi per la definizione di strategie ambientali, energetiche,infrastrutturali, fiscali, in grado di qualificare il posizionamento europeo su fattori qualitativi di sviluppo e su differenti modelli di crescita dei consumi interni.

Si accentua in questo modo l' inesistenza di un' Europa sociale, che è la ragione prima della crescita di sentimenti antieuropei e di chiusure localistiche in tutto il Vecchio Continente,a maggior ragione dopo l'allargamento a 27, sentimenti indotti dalla paura di perdere le residue sicurezze sociali all'interno di ogni singolo paese.

Costruire un'Europa sociale e politica vuol dire anche stabilire rapporti economici, commerciali e sociali con i paesi del sud del mondo a base paritaria,lottando contro ogni tentazione neocoloniale (vedi accordi commerciali e OMC), impegnandosi per garantire i diritti fondamentali,sociali e del lavoro, per lavoratrici e lavoratori di quei paesi.

Le difficoltà e i ritardi della CES - speculari alle resistenze dei sindacati nazionali a cedere parti della loro sovranità - sono evidenti e le iniziative sindacali europee sono importanti se segnate da reali percorsi di avanzamento nella costruzione di una unità sindacale europea.

Per il sindacato, costruire l'Europa sociale vuol dire individuare obiettivi condivisi che governino un processo di costruzione comune sul terreno dei diritti, della contrattazione , della fiscalità, delle retribuzioni, determinando così nuove dinamiche sociali ed economiche.In questo quadro vanno inserite misure, anche legislative, di contrasto delle attività di delocalizzazione delle multinazionali, che rifiutano qualunque principio di Responsabilità Sociale verso il lavoro, l'ambiente e il territorio.

L'obiettivo è la costruzione del sindacato confederale e di categoria europeo come scelta ineludibile a fronte dei processi sociali in atto.

 

Un nuovo modello di sviluppo

L' obiettivo del cambiamento degli equilibri sociali a favore del mondo del lavoro è oggi invece uno strumento fondamentale per uscire dalla crisi con un nuovo modello sociale fondato sulla coesione, la solidarietà e l'uguaglianza data dall'universalità dei diritti.

Occorre fare della redistribuzione della ricchezza, dei diritti e dei poteri la leva su cui agire per costruire uno sviluppo diverso e più giusto.

Occorre ripensare e riformare l'intero modello economico:ambiente, innovazione, ricerca,qualità della vita e del lavoro,istruzione, formazione,servizi sociali devono diventare nuovi obiettivi prioritari per uno sviluppo sostenibile.

Occorre assumere in questo quadro la salvaguardia e la qualificazione del sistema di Welfare come fattore di sviluppo e indicatore di qualità dello stesso: istruzione, formazione,sanità, servizi sociali dinamizzano l'economia, favoriscono la redistribuzione,creano le condizioni per l'espansione dei diritti e l'uguaglianza delle opportunità, insomma ridisegnano un ruolo attivo del pubblico nell'economia.

Occorre invertire il rapporto tra pubblico e privato.Massicci pacchetti fiscali,salvataggi di banche e imprese, consistenti interventi della finanza pubblica hanno di fatto rimesso in discussione il rapporto tra pubblico e privato e sancito l'incapacità di autoregolamentazione del mercato. Peraltro,le stesse Autorità Amministrative Indipendenti, chiamate a svolgere una funzione di supporto al trasparente funzionamento del mercato, soffrono di evidenti patologie. La loro indipendenza risulta costantemente e gravemente minacciata da normative vaghe e decisioni politiche scandalose , l'autonomia si è di fatto tradotta in assoluta autoreferenzailità del Presidente dotato di potere autocratico, con effetti diretti anche nella gestione nepotistica e clientelare del personale,

Occorre investire su un'economia di pace spostando risorse dall'apparato militare alla difesa e alla messa in sicurezza del territorio e all'aumento della spesa destinata alla sicurezza sociale.In questo quadro,importanti presidi sociali come vigili del fuoco e polizia municipale devono essere ricondotti alla loro mission originaria di prevenzione e tutela del territorio,al servizio della cittadinanza.

Occorre attribuire centralità alla crisi climatica, alle tematiche ambientali, sempre più connesse al complesso delle questioni sociali.Crisi ambientale e crisi economico-sociale sono dunque fenomeni strettamente intrecciati:sconfiggere le ricette della destra e del padronato sulla crisi, ricette che rischiano di portare il mondo alla catastrofe sociale e ambientale,comporta per il sindacato introdurre profonde innovazioni e molte discontinuità nella propria cultura politica ed economica.Serve dunque un progetto capace di intrecciare obiettivi squisitamente ambientali – riduzione dell'inquinamento, limitazione del consumo di risorse energetiche e naturali- con obiettivi sociali –qualità e valorizzazione del lavoro, piena occupazione, Welfare e giustizia sociale.Investire nel risanamento ambientale e in una più generale riconversione dell'economia non è un costo, ma una grande opportunità di sviluppo economico e di creazione di lavoro stabile e di qualità,ridando un senso,in una fase di crisi e di indispensabili trasformazioni tecnologiche,all'obiettivo della piena occupazione.

Per questo esprimiamo la nostra netta contrarietà alle proposte del governo di rilancio del nucleare e di inutili e faraoniche opere pubbliche come il Ponte sullo stretto di Messina, nonché di progetti sui trasporti che si rivelino non ecocompatibili e lesivi di territori e popolazioni. Gli 8 miliardi previsti per il Ponte, ad esempio,potrebbero essere più utilmente investiti in progetti di mobilità sostenibile e in una rete diffusa di Telecomunicazioni di nuova generazione.Costruire una rete a banda larga accessibile a tutti è fondamentale per il rilancio della produttività complessiva del sistema,per valorizzare settori avanzati, quali ad esempio l'informatica e l'ICT,per stare al passo con gli altri paesi europei,per garantire nuovi e più avanzati diritti di cittadinanza (formazione, informazione), servizi e trasporti pubblici di qualità.

Le risorse dunque devono essere prioritariamente finalizzate alla ricerca tecnologica a scopi civili,allo sviluppo delle fonti rinnovabili, all'efficienza energetica,al risanamento di un territorio devastato, come dimostrano le ultime tragiche vicende.

In buona sostanza, per rispondere all'esigenza di una nuova funzione di regolamentazione e indirizzo ma anche per restituire forza e potere a istituzioni democratiche,svilite e compresse dalla globalizzazione e dal mercato selvaggio, occorre una nuova politica economica, un rilancio del pubblico e nuovi strumenti di intervento.La conoscenza, la ricerca, l'innovazione, la ridefinizione in tal senso di un nuovo modello di riconversione e specializzazione produttiva devono costituire l'asse centrale di uno sviluppo sostenibile.

Ai ritardi accumulati sul terreno dell'innovazione, dell' infrastrutturazione materiale e immateriale, si aggiungono ritardi sul piano sociale e culturale.

Sul piano sociale, la crisi mostra la crescita drammatica delle disuguaglianze e la distruzione della ricchezza economica , industriale e soprattutto professionale e lavorativa.

Si amplifica un diffuso sentimento di paura e di incertezza nel futuro,che finisce per essere usato come alibi per un arretramento delle conquiste civili.Questo determina una cultura di diffidenza e discriminazione verso ogni diversità, infarcita di un riproposto e strumentale collateralismo confessionale,che penalizza in primo luogo le donne.

La battaglia oggi per la laicità dello Stato non è solo battaglia di civiltà e progresso: è battaglia per il cambiamento, per la costruzione di equilibri sociali più avanzati,per la valorizzazione della soggettività e del protagonismo delle tante diversità che abitano una società globale.

 

Il mondo del lavoro

Il mondo del lavoro subordinato è scomposto e disgregato dalla frantumazione dei cicli produttivi, tanto nei settori privati che in quelli pubblici, attraverso la delocalizzazione e l'esternalizzazione delle produzioni di beni materiali e di servizi con la generalizzazione della catena dei fornitori e degli appalti, la terziarizzazione delle funzioni nella stessa realtà produttiva, l'utilizzo di presunte cooperative in mera chiave di dumping sociale.

In questo quadro, particolare importanza assumono ,nell'attuale sistema economico, i settori riconducibili al Terziario e ai Servizi.Mentre cresce il loro peso economico, sempre più divengono la frontiera della disgregazione della filiera produttiva e del mercato del lavoro,dove si tenta di cancellare qualsiasi ruolo della contrattazione e della rappresentanza collettiva.

Man mano che esplode la competizione tra soggetti deboli, resi meno liberi da un sistema legislativo che assume come asse centrale la competitività al ribasso , col duplice effetto devastante di ridurre diritti e tutele e allentare i vincoli di solidarietà tra lavoratori.

Basti pensare alla molteplicità dei rapporti di lavoro esistenti, in virtù dei quali , con la copertura ideologica della flessibilità, la condizione di precarietà è diventata la condizione normale per entrare e restare nel mondo del lavoro:si forma così un nuovo esercito di riserva per tenere basse le retribuzioni e ridurre i diritti di tutti.

Precarietà non è solo un contratto a termine ma è la condizione di subalternità e sudditanza del lavoratore all'organizzazione del lavoro e alla supremazia dell'impresa.

La precarietà, per quanto riguarda le persone immigrate, comprende anche la loro condizione giuridica poiché, come è noto, la legge Bossi Fini vincola la concessione ed il mantenimento del permesso di soggiorno all'esistenza di un rapporto di lavoro; questo determina una situazione di ricatto permanente relativa non solo alla sfera lavorativa ma alla possibilità stessa di vivere in questo paese in una condizione di regolarità.

Con l'insieme degli interventi legislativi del Governo relativi all'immigrazione, vedi da ultimo il "Pacchetto sicurezza", si compie un salto di qualità verso una sostanziale "insicurezza costituzionale" per i migranti; infatti con l'introduzione del reato di clandestinità si vuole colpire la persona dello straniero non per ciò che fa ma per ciò che è, trasformando il migrante stesso in reato. E' solo attraverso la richiesta e l'affermazione di una universalità dei diritti, politici e sociali, che si può ricostruire una situazione di superamento delle disuguaglianze in cui oggi vivono le donne e gli uomini migranti.

 

Lavoro pubblico

La crisi che attraversa il mondo e l'Italia ha evidenziato come le politiche economiche che hanno impoverito e marginalizzato i sistemi di welfare universale garantiti dal lavoro pubblico, offrendo in cambio forme settoriali di welfare finanziario, o di carattere risarcitorio, sono state politiche inefficaci a sostenere le persone in difficoltà. Queste politiche sono state inoltre miopi anche dal punto di vista meramente economico, perché non in grado di sostenere adeguatamente lo sviluppo del Paese.

Un welfare dei diritti sostenuto dal lavoro pubblico rappresenta infatti di per se stesso una occasione ed un modello di sviluppo economico e sociale che non può più essere sottovalutata. Il solo settore della sanità vale da solo 6 punti del PIL nazionale ed è considerato uno dei settori nei quali il ritorno degli investimenti è più rapido.

Occorre quindi dire basta alle politiche che si sono susseguite negli ultimi quindici anni di tagli indiscriminati alla spesa pubblica,che va invece riqualificata e considerata un investimento per l'economia del Paese.

Il lavoro pubblico va finalizzato al benessere delle persone. Salute, conoscenza, formazione, saperi, accesso ai beni primari naturali sono solo alcuni dei diritti fondamentali delle persone che solo il lavoro pubblico può garantire.

L'accesso universale a questi diritti sostiene inoltre il reddito delle persone quanto un fisco più equo sulle retribuzioni e sulle pensioni, o l'indispensabile crescita dei salari.

Le principali attività economiche incrociano nel loro svolgersi il lavoro pubblico. Per questo il lavoro pubblico deve offrire sostegno al sistema delle imprese, ma deve essere contemporaneamente presidio di legalità.

La CGIL si impegna in tal senso a costruire presso ogni posto di lavoro pubblico, anche in collaborazione con le associazioni che da tempo lavorano in questo campo, un osservatorio sulla legalità,cui far partecipare anche rappresentanti sindacali delle forze di polizia locale e nazionale.

Il lavoro pubblico deve essere la fabbrica dei diritti delle persone. Ecco perché la demolizione della controriforma Brunetta deve essere considerata un obiettivo primario di tutta la CGIL che oltre alle azioni di lotta necessarie deve promuovere anche un ricorso contro gli evidenti profili di incostituzionalità che essa contiene.

La scelta di considerare beni comuni l'acqua, la salute, la conoscenza, la qualità dell'ambiente, l'assistenza agli anziani ed ai cittadini non autosufficienti, i servizi all'infanzia, la protezione civile, la prevenzione dal rischio, la tutela e la fruizione di un bene culturale deve essere assunta in pieno dalla CGIL.

Questa scelta deve informare con coerenza le scelte e le pratiche della CGIL sia confederali che di categoria. Si deve iniziare dallo scegliere come vincolo che per poter assumere o conservare la caratteristica di bene comune deve esserne garantito l'accesso ad ogni cittadino indipendentemente dal reddito e dal territorio di nascita o residenza. Tutto questo può a sua volta essere garantito esclusivamente dalla loro natura pubblica.

A tal fine è necessario tornare indietro o contrastare pratiche di esternalizzazione e privatizzazione. Per questi motivi il D. L.135/2009 che privatizza servizi dal cui funzionamento e fruizione dipende l'accesso ad altrettanti beni comuni va contrastata con iniziative nazionali e locali in maniera forte e decisa che vada bene oltre la "sostanziale contrarietà" fin qui espressa dalla CGIL.

Un ampio movimento di lotta che sostenga insieme a soggetti plurali questo punto di vista deve supportare le iniziative,anche legislative, che al livello regionale si contrappongono alle scelte del governo nazionale.Sui servizi pubblici locali è necessario che le autonomie locali riprendano pienamente compiti di indirizzo, programmazione, gestione e controllo atti a garantire il ciclo integrato dei servizi stessi,standards di qualità ambientale,occupazionale,tariffaria e legalità.Per questo va riconquistata la precedente normativa che prevedeva diverse forme di gestione, fra cui quella pubblica, che la CGIL privilegia.

L'acqua è il primo bene comune e deve avere obbligatoriamente proprietà e gestione pubblica, per sottrarre definitivamente il servizio idrico alle logiche di mercato.

Il lavoro pubblico è parte fondamentale delle politiche generali del Paese e la mutazione negativa a cui è sottoposto prelude e sostiene un idea di società alternativa a quella da noi propugnata ed i cui lineamenti fondamentali sono tracciati nella Costituzione.

Sconfiggere il disegno politico di controriforma del lavoro pubblico è perciò un obiettivo prioritario per tutta la CGIL.

La CGIL si deve inoltre impegnare a definire una nuova frontiera per una riforma generale del rapporto di lavoro dei lavoratori pubblici che abbia al centro la volontà di riconquistare un sistema contrattuale che riunifichi il lavoro pubblico con quello privato e che riconnetta chi lavora per produrre diritti con i soggetti portatori di questi diritti.

A questo scopo la CGIL insieme ad altri soggetti e movimenti promuoverà una legge di iniziativa popolare che rappresenti concretamente le linee fondamentali di questo progetto e l'interesse collettivo per una vera riforma del lavoro pubblico.

 

Informazione e Cultura

L'oscuramento mediatico dei dati della crisi e delle lotte dei lavoratori è una riduzione inaccettabile degli spazi di democrazia.

Nel ribadire la necessità di una forte iniziativa per la legge sul conflitto di interesse,la CGIL si deve impegnare per la libertà d'informazione:a tal fine, riteniamo strategica la valorizzazione di un servizio pubblico indipendente a partire dall'accrescimento di dignità e qualità del lavoro in Rai.

Occorre garantire a tutti e tutte l'accesso alla cultura . E' fondamentale un rilancio di tutti gli spazi, pubblici e privati (teatri, circuiti cinematografici, musei) in cui si sviluppano ed esprimono informazione, formazione, conoscenza critica.Occorre dunque al tal fine sviluppare un'azione che porti al potenziamento dei fondi nazionali e locali per la cultura e al rilancio del Fondo Unico per lo Spettacolo.

 

Formazione e conoscenza

I drastici tagli al sistema formativo dall'Istruzione all'Università alla Ricerca, che vanno contrastati con nettezza e vigore, non servono solo a recuperare risorse da utilizzare soprattutto per il finanziamento delle scuole private, ma sono funzionali al disegno ideologico e strategico del governo e dei governi degli ultimi 15 anni:il carattere selettivo della scuola.

Viene così cambiata la natura costituzionale del sistema formativo italiano fondato sul diritto allo studio,sull'inclusione,sulle pari opportunità. Inevitabilmente, l'esclusione dai percorsi formativi colpirà quasi esclusivamente le classi sociali basse e medie,ricacciate in percorsi lavorativi dequalificati e marginali.

La scuola non deve selezionare.Deve fornire strumenti, articolati e differenziati secondo le vocazioni di ciascuno, di conoscenza e competenza.Deve favorire,sostenere, promuovere saperi, condizione prima per la crescita individuale e lo sviluppo collettivo.

Deve rafforzare il sistema educativo rivolto all'infanzia, garantendo il diritto ad avere uguali opportunità di conoscenza,con buoni servizi educativi:una scuola pubblica di qualità rispettosa dei tempi delle bambine e dei bambini, dei loro bisogni formativi, con certezze di risorse destinate ai tempi, ai luoghi e alle professionalità.

Per questo occorre un grande piano di rilancio della scuola pubblica e del diritto allo studio.

L'attuale politica della destra è quindi dannosa per la riduzione di diritti e dunque di democrazia e libertà, prefigura per giunta un ulteriore tassello al blocco della mobilità sociale, compromette contemporaneamente il futuro delle nuove generazioni e un'ipotesi di sviluppo socialmente sostenibile.

Questo lucido disegno a va contrastato sul piano politico, sociale e culturale, con una mobilitazione forte che parli all'intera società, realizzando il massimo del coinvolgimento di studenti, insegnanti,società civile, movimenti che condividano questi obiettivi:difesa della scuola pubblica, dei contenuti della scuola dell'obbligo anche estendendo l'obbligo stesso a 18 anni, del tempo pieno, degli istituti professionali e tecnici che permettano l'accesso all'Universita' e ai percorsi di formazione tecnica superiore,della salvaguardia della liberta' di insegnamento.

L'Università pubblica,grazie agli interventi dei diversi governi, è ridotta in uno stato di prostrazione e decadenza. I due livelli di laurea (3+2) hanno abbassato il livello di preparazione producendo, anche, un notevole aumento dei costi economici sostenuti dagli studenti (tasse universitarie, mancate esenzioni,aumento dei costi generali ecc.) e hanno mancato l'obiettivo di formare figure specifiche più appetibili per il mercato del lavoro.

Sono quindi necessari una riforma del sistema di reclutamento,la piena contrattualizzazione del rapporto di lavoro,un vero sistema di incompatibilità,il ruolo unico della docenza nonché un riconoscimento delle giuste rivendicazioni del personale tecnico amministrativo.

Occorre infine investire nella formazione regionale di qualità,divenuta troppo spesso strumento di clientele, e soprattutto occorre integrare welfare e formazione:un sistema che diventi reale mezzo di mobilità lavorativa,accompagnato da interventi di sostegno al reddito per chi perde il lavoro, deve formarsi e rientrare nel mercato e da misure di sostegno al reddito familiare e degli studenti.

Strategica per lo sviluppo una ricerca pubblica che sia utile alle popolazioni più che alle multinazionali, dedicando ad esse una parte consistente del PIL, favorendo percorsi di stabilizzazione del lavoro precario, rendendolo organico,e quindi libero da condizionamenti, agli Enti di Ricerca e all'Università.

 

La disgregazione dei sistemi di sicurezza

Nello stesso tempo la costante riduzione dei redditi e dei sistemi di sicurezza sociale, previdenziale,sanitario, scolastico e formativo viene accompagnata dalla nascita, anche per via contrattuale, aziendale e nazionale, di soluzioni privatistiche e corporative.Si inserisce in questo contesto lo snaturamento della funzione degli Enti Bilaterali,in un rapporto di complicità tra imprese e sindacato, delineato dall'accordo separato e dal Libro Bianco del Governo.

I processi che oggi investono il sistema previdenziale, sanitario, scolastico vanno profondamente modificati, pena un aumento esponenziale di tutte le disuguaglianze sociali. E le disuguaglianze sociali,nel disegno politico e culturale in atto, non sono un effetto collaterale, ma il presupposto di un nuovo assetto di potere.Si delinea,per la prima volta nella storia repubblicana, un futuro per le nuove generazioni peggiore di quello dei loro padri.

 

Giovani

La società italiana è chiusa e bloccata perché la sua classe dirigente, politica, imprenditoriale e sindacale è vecchia. L'Italia è un paese che non investe nel proprio futuro, perché non investe nel futuro dei propri giovani, nella loro formazione, nella loro cultura, nel qualità del loro lavoro. I giovani lavoratori, i precari, stanno pagando già oggi, e continueranno a farlo in misura sempre maggiore, le contraddizioni di un modello sociale e produttivo che svilisce il lavoro, le intelligenze, le creatività.

I nostri giovani studiano in scuole ed università impoverite e meno formative rispetto agli standards internazionali.

L'attuale sistema previdenziale e di welfare, basato sul presupposto della crescita costante e della continuità del percorso occupazionale di tutti, sta facendo saltare il patto tra le generazioni. È necessario costruire un nuovo sistema universale che coinvolga tutti i soggetti interessati (lo Stato, i lavoratori e le imprese).

Non crediamo che sia sufficiente scrivere la parola giovani sui nostri manifesti e nei nostri documenti, firmando poi accordi che di loro si occupano poco e male, relegandoli in "riserve indiane" o in organizzazioni di precari. Troppo poco si fa per allargare un sistema di tutele volto all'inclusione dei soggetti più deboli e all'estensione dei diritti di cittadinanza, come il diritto all'abitare, alla mobilità, al sostegno per le giovani coppie.

La "generazione 1000 euro", come è stata ribattezzata, non incontra il sindacato o lo percepisce come un corpo estraneo, non ne riconosce il ruolo, molto spesso perché non lo conosce, altre volte perché il sindacato è lontano, fisicamente e idealmente, dalla sua dimensione lavorativa ed esistenziale.

Dobbiamo aprire porte e finestre e rimetterci in discussione. La linea uscita dalla nostra ultima Conferenza d'Organizzazione rappresentava un primo passo di questa apertura. Quella linea appare oggi come un buon proposito disatteso, cui non è seguita un'attuazione coerente e generalizzata perché è venuta a mancare un'iniziativa politica che influisca sulle condizioni materiali dei giovani.Abbattere cioè i paradigmi che ci possono limitare alla difesa dell'esistente, e quindi intestarci una sfida sul campo dei diritti, della loro estensione in forme nuove, che ponga un limite al dilagare del precariato, alla decontrattualizzazione di fatto di intere generazioni.

Valorizzare i giovani lavoratori impegnati a vario titolo nella CGIL significa innanzitutto valorizzare ciò di cui sono portatori: quindi intraprendere iniziative e campagne su temi che caratterizzano il loro quotidiano e farlo con modalità anche inedite, sfruttando soprattutto strumenti di comunicazione nuovi. Servono risorse per la formazione, per i permessi sindacali, per i distacchi, previsti dalle normative nazionali.

Dobbiamo investire nella sburocratizzazione. Prevedere nei regolamenti la scelta di destinare, in termini straordinari per i prossimi 3 anni, le risorse del fondo di reinsediamento esclusivamente a progetti in capo a giovani quadri e dirigenti.

Queste scelte sostanziano un'applicazione non burocratica di quanto deciso alla Conferenza d'Organizzazione e danno un nuovo impulso al processo di ricambio generazionale,conferendogli valenza costitutiva, istituendo cioè il vincolo statutario delle cosiddetta quote "verdi", prevedendo che nella composizione dei comitati direttivi di ogni ordine e grado sia presente una quota non inferiore al 20% di under 35.E' questa la strada per dare valore vincolante, inserendolo nel nostro statuto, alla presenza di almeno un under 35 nelle segreterie di ogni struttura.

Allo stesso modo è necessario destinare, in termini strutturali a tutti i livelli confederali e di categorie, almeno il 5% delle risorse alla promozione di quadri under 35: ore di permesso, distacchi, rimborsi, formazione mirata.

 

Donne

Il progressivo decadimento sociale e culturale del Paese e soprattutto del Mezzogiorno si abbatte in particolare sulle donne, cronicizzando ritardi e disuguaglianze, marginalizzandone e ghettizzandone presenza, ruolo e funzione.

In molte aree del Paese, la disoccupazione delle lavoratrici si somma alla pervasiva percezione di inutilità della ricerca del lavoro, in molti settori si bruciano competenze e professionalità escludendo dai processi produttivi lavoratrici di elevata formazione:in sintesi, continua ad essere prioritario l'obiettivo di una reale parità negli accessi al lavoro e nell'esercizio stesso del lavoro,stante la palese discriminazione delle donne sul piano sia dello sviluppo delle carriere sia della remunerazione.

Al complesso di queste questioni si risponde con il riconoscimento economico e sociale del lavoro produttivo e riproduttivo:la centralità di questa scelta costituisce un vantaggio generale per il sistema e la base per rinnovare un principio di uguaglianza nella valorizzazione delle differenze.

Bisogna rafforzare le tutele delle lavoratrici parasubordinate,perchè la maternità non rappresenti un rischio per la loro sicurezza lavorativa,bisogna riprendere la proposta di legge relativa alle "dimissioni in bianco",bisogna prevedere norme che pongano limiti al divieto del part-time da parte dei datori di lavoro, nonché forme di tutoraggio alle donne che rientrano dalla maternità,bisogna costruire un welfare pubblico che consenta l'effettiva fruibilità di strutture e servizi sociali.

Al fine di un rispetto pieno delle norme antidiscriminatorie, occorre prevedere una collaborazione sistematica con le delegazioni trattanti perché accessi al lavoro, percorsi di carriera, formazione aziendale siano oggetto di specifica contrattazione.

L'arretratezza della nostra società, sul piano della parità dei generi, si manifesta diffusamente in campo economico, sociale, politico e istituzionale.

Gli appelli e le prese di posizione sono ormai del tutto inefficaci non essendoci interlocutori nel Governo. Lo stesso Ministero delle Pari Opportunità risulta ormai da anni incapace di svolgere una funzione propositiva e di mainstreaming fra i diversi Ministeri.

Gli organismi nazionali di parità non assolvono ai compiti e ai ruoli per cui furono istituiti. Occorre a questo proposito una riflessione collettiva e una loro reale rivisitazione perchè essi rispondano ai requisiti di indipendenza e autonomia in tema di discriminazioni fra uomo e donna nel mercato del lavoro, richieste anche dalla Commissione Europea.

Da parte nostra occorre applicare pienamente la norma antidiscriminatoria e promuovere nel concreto una politica di valorizzazione delle donne, destinando a ciò risorse e formazione mirata.

C'è bisogno infine di una politica "delle donne", non "per le donne", che sia assunta come asse strategico della CGIL. Tutta l'organizzazione e in particolare le compagne che ricoprono ruoli decisionali a tutti i livelli, si devono impegnare affinché, attraverso il coinvolgimento delle lavoratrici e delle pensionate, sia elaborata una proposta che indichi con chiarezza al Governo e al Paese le misure da intraprendere affinché le donne di tutte le generazioni abbiano pari opportunità e piena cittadinanza nel lavoro e nella società.

 

Anziani

La società italiana, come avviene in quasi tutto l'occidente industrializzato, invecchia.

Il protrarsi dell'attesa di vita non deve essere considerato un costo, anzi è da ritenersi una risorsa sociale ed economica da spendere programmando un effettivo invecchiamento attivo e tutelato.

Il carattere della crisi però mette fortemente in discussione le conquiste che hanno migliorato la qualità della vita con un pericoloso processo di privatizzazione dello Stato Sociale. La stessa redistribuzione della ricchezza così come si caratterizza in Italia oltre a penalizzare i redditi da lavoro ha impoverito fortemente le pensioni in essere,colpendo soprattutto il Sud e le donne. Il potere di acquisto delle pensioni si è svalutato di oltre il 30% negli ultimi 15 anni.

 

Il valore della legalità

Un capitolo a parte merita il tema della legalità: la questione morale aperta nel paese impone al sindacato di assumere il principio della legalità come valore fondativo.

Le mafie agiscono oggi su scala universale e, sfruttando le opportunità di riciclaggio della globalizzazione e della finanziarizzazione, rappresentano un pericolo crescente per l'intera economia, la società, la democrazia.La valenza del fenomeno necessita quindi di politiche globali in grado di coinvolgere tutti i paesi del mondo.

Nel nostro paese,le regioni del Sud sono i luoghi di sfruttamento da cui attingere risorse essenziali,zone franche nelle quali le disuguaglianze, le povertà, l'assenza di risposte istituzionali determinano una forma di passività sistemica da parte di grandi fette della popolazione.

La scuola, le Università, l'associazionismo, le Camere del Lavoro devono essere il contesto nel quale promuovere una cultura della legalità e un sapere di cittadinanza, dei presidi di democrazia che vanno sostenuti e potenziati sul territorio. L'impegno sociale contro le mafie è assieme battaglia culturale e politica per l'affermazione della legalità e della giustizia.E' assolutamente necessario aggiornare la nostra analisi e individuare proposte,con particolare riferimento al ruolo esercitato dalla pubblica amministrazione nella gestione delle risorse e nei processi di decisione e controllo.

In questo quadro la CGIL deve appoggiare, sostenere e promuovere tutte le iniziative indirizzate ad un'ulteriore democratizzazione del forze dell'ordine e di quelle militari, a partire dall'estensione di diritti sindacali anche a questi lavoratori/lavoratrici.

 

Mezzogiorno

Dentro una crisi economica così devastante, le ragioni del disequilibrio tra il Nord e il Sud del paese sono ancora un'emergenza. Si va approfondendo così il divario tra le regioni più ricche e quelle più povere:tale squilibrio rischia di ampliarsi a dismisura per l'impatto delle misure adottate da questo governo.Misure non insufficienti, ma radicalmente sbagliate.

Il Federalismo fiscale, così come è stato approvato, può aprire scenari disastrosi per le regioni più povere. E in gioco non c'è solo l'unitarietà dello Stato e la garanzia per tutti di uguali diritti universali, ma la stessa unitarietà delle condizioni di lavoro, di contrattazione collettiva, aziendale, salariale.

L'accordo separato tra governo, Cisl Uil e Confindustria per la riforma dei contratti, ha un impatto negativo in particolare sul Sud: una minore copertura economica del CCNL insieme ad una contrattazione aziendale più rarefatta comporterà di per sé un ulteriore divario salariale. Inoltre la possibilità di deroghe al CCNL, previste dall'accordo, ci portano a un passo da nuove gabbie salariali e da diritti differenti, pur a parità di lavoro, tra lavoratori del Nord e del Sud.

I Fondi Europei destinati al Mezzogiorno, sono stati utilizzati in modo distorto,dirottati finora per oltre il 60% a coprire la spesa pubblica ordinaria o a interventi non direttamente legati allo sviluppo del Meridione.La Banca del Mezzogiorno, un istituto privato, il cui comitato promotore è però designato dal Governo, godrà di un beneficio fiscale a carico dello Stato nell'emissione delle previste obbligazioni. Gli sgravi fiscali (dal 12,5% al 5%) previsti sui bond, oltre a essere facilmente impugnabili dalla UE, sono uno schiaffo a lavoratori dipendenti e pensionati. Un'altra banca privata chiamata a investire istituzionalmente a medio e lungo termine nelle piccole imprese, cosa che già fanno tutte le altre banche, quando la necessità oggi è il credito a breve. Una banca che partirà tra due anni, autorizzazioni permettendo:una mera operazione di potere voluta dal ministro Tremonti dopo il flop dei Tremonti bond e dei prefetti in banca.

Serve un grande progetto che punti: a finanziare i progetti immediatamente cantierabili, a partire dalla messa in sicurezza e bonifica dell'ambiente, a valorizzare le risorse presenti sul territorio(turismo, agroalimentare,produzione energie alternative ecc.),a costruire una rete necessaria di infrastrutture, a difendere gli stabilimenti già presenti, a indirizzare l'economia verso nuovi cicli produttivi e nuovi prodotti ad alto valore aggiunto, a incentivare la crescita dimensionale delle imprese, ad assegnare a soggetti affidabili e capaci (Vedi Banca d'Italia, Svimez) il compito di selezionare a sostenere i progetti economici,controllandone l'impatto occupazionale e ambientale e sanzionando quelle aziende che, pur in presenza di finanziamento pubblico, si sono rese responsabili di delocalizzazioni e/o chiusure di unità produttive.Tutto ciò si configura come un piano per il lavoro stabile e di qualità che dia una prospettiva ai giovani, combattendo la precarietà, la marginalizzazione del lavoro e soprattutto il lavoro nero.

Le risorse finanziarie per la copertura di tale progetto sono rintracciabili , mettendo in circolo i 90 miliardi dei Fondi FAS 2007-2013, allentando il vincolo di stabilità interna, rafforzando la lotta alle organizzazioni mafiose e rendendo veloci ed efficienti espropri e riutilizzo pubblico delle risorse sequestrate.

Per l'insieme di queste ragioni il Congresso deve segnare una discontinuità favorendo un confronto sul futuro del sindacato, perché questa è la domanda cui dobbiamo rispondere in un contesto profondamente modificato su base nazionale e globale.