| Documento - Le proposte |
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Pagina 3 di 4 Le proposteRiunificare e valorizzare il lavoro Di fronte ai problemi di disgregazione e precarizzazione del lavoro, che la crisi tende a ingigantire, la CGIL deve porsi il problema del cambiamento degli attuali equilibri sociali a favore del lavoro dipendente, puntando con determinazione e nettezza alla riunificazione del lavoro quale obiettivo fondamentale per uscire in modo duraturo dalla crisi. Tale riunificazione attraversa tutti gli aspetti dell'articolazione sociale. L' esigenza della flessibilità,assurta a ideologia, è servita da copertura a un processo di precarizzazione di massa con 40 tipologie di rapporti di lavoro che ormai riguardano una fetta progressivamente crescente di lavoratori, privi delle tutele e dei diritti di cui godono i lavoratori a tempo indeterminato. La riunificazione del mondo del lavoro oggi assume una valenza strategica, al cui interno risiede anche la sopravvivenza del sindacato come strumento di rappresentanza collettiva e del contratto nazionale come elemento unificante del mondo del lavoro.Per queste stesse ragioni va superata la legge 30. Altrimenti,l'accesso al lavoro sarà sempre più segnato dalla progressiva estensione della precarietà. Negli ultimi due anni oltre l'80% delle assunzione è avvenuta con contratti di lavoro precari:anche per questo la condizione dei giovani rappresenta il sintomo più evidente e drammatico di una società bloccata, chiusa, in cui i processi selettivi si basano sul censo, sul familismo e sulla cooptazione. La valorizzazione del merito, agitata dalla destra come una bandiera ideologica identitaria,non fa che cronicizzare tali discriminazioni e disuguaglianze. Occorre,al contrario, costruire le condizioni perché adeguate e rinnovate politiche pubbliche rendano possibile coltivare e valorizzare il merito di ciascuno, mettendo tutti in condizione di concepire e realizzare il proprio progetto di vita. Più si accentuano le differenze ( per cui a parità di mansione non corrisponde parità salariale e di diritti), più esse appaiono giustificate alla luce dei sistemi di organizzazione delle aziende, delle amministrazioni, dei servizi pubblici, esclusivamente in termini di compressione dei costi e di accentuazione dello sfruttamento. La riorganizzazione dei cicli lavorativi con la loro scomposizione in una catena infinita di imprese di diverse dimensioni, rende evidente l'intollerabilità di diritti diversi,a partire dall'art.18, nella condizione lavorativa. Per questo è necessario darsi i seguenti obiettivi:
Per una giusta redistribuzione della ricchezza L'Italia è il sesto paese, secondo la classifica dell'OCSE, per disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1300 euro netti al mese. Circa 6,9 milioni ne guadagnano meno di mille.Di questi oltre il 60% sono donne. Secondo l'ISTAT,vivono in Itali 2,9 milioni di individui in condizione di povertà assoluta e 8 milioni in condizioni di povertà relativa Nel Sud, il rapporto è 5 volte superiore rispetto al resto del Paese.. Il 10% delle famiglie ricche possiede circa il 50% dell'intera ricchezza delle famiglie italiane. Negli ultimi 20 anni c'è stata un 'enorme redistribuzione della ricchezza:ben 10 punti di PIL sono transitati dalle retribuzioni da lavoro dipendente a profitti e rendite finanziarie. L'azione della CGIL, del sindacato confederale, deve farsi,sulla necessità di invertire questa tendenza, più forte e radicale.Occorre onestamente prendere atto che un'epoca si è definitivamente chiusa e il limite di sopportabilità sociale di questa situazione è da tempo superato. E' com'è ovvio un decisivo problema di giustizia ed equità ma anche l'approccio più corretto per affrontare la crisi, poiché è proprio nel cuore di questo problema che essa affonda le sue radici e le sue cause. Serve una nuova strategia rivendicativa che, come si è detto in premessa, affronti contemporaneamente tre grandi temi:il fisco,l'accesso ai servizi essenziali e universali, la contrattazione. Attraverso il fisco Il sistema fiscale italiano è, per riconoscimento generale, quanto di più ingiusto, squilibrato, inefficiente si conosca,con pochi paragoni nel mondo avanzato e civile.Tutto ciò in presenza di una tassazione media tra le più alte dei paesi sviluppati. Nei dati sulle dichiarazioni fiscali si conferma l'antico paradosso del nostro Paese:i lavoratori dipendenti guadagnano più di tutti.Sono largamente la maggioranza anche tra le poche decine di migliaia di super-ricchi sopra i 200000 euro. Per testare l'attendibilità di questo dato, sarebbe sufficiente incrociarlo con l'immatricolazione di barche e auto di lusso. Non è possibile che circa l'80% del reddito complessivamente dichiarato provenga da lavoro dipendente e pensioni.Solo il 5% sono redditi di impresa e il 4,2% da lavoro autonomo. La spiegazione di tutto ciò sta nel più alto tasso di evasione e elusione fiscale d'Europa, dato che presumibilmente supera i 100 miliardi di minori entrate. La riforma fiscale è quindi è un'assoluta priorità dell'iniziativa sindacale, per ragioni di giustizia sociale e , nello stesso tempo,per garantire lo sviluppo economico e affermare e qualificare l'universalità dei diritti alla pensione, alla sanità, alla scuola, alla casa. Non si tratta di un generico appello alla riduzione delle tasse.Si tratta di abbatterle significativamente per il lavoro dipendente e le pensioni, di aumentare il prelievo per gli strati sociali più ricchi e soprattutto di farle pagare a chi evade. E' necessario un consistente aumento delle detrazioni fiscali specifiche per il lavoro dipendente,il recupero del fiscal drag, un intervento straordinario per strumenti e risorse contro l'evasione fiscale,l'introduzione di una tassa sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie ,un aumento del prelievo sulla rendita finanziaria che si collochi nella media europea. La CGIL si pone l'obiettivo di ripristinare il principio costituzionale della progressività,dove ciascuno paghi in proporzione al reddito e alla ricchezza che possiede. Le politiche del Governo vanno scientemente nella direzione opposta:con condoni tombali periodici, con vere amnistie come di fatto si configura lo scudo fiscale per il rientro dei capitali, con azioni finalizzate a favorire la rendita finanziaria, il sistema assicurativo e tutte le sue variegate forme spesso sostitutive delle funzioni dello Stato Sociale.Non si riducono le tasse sulla produzione, sulle retribuzioni e sulle pensioni ma sugli straordinari, i premi di risultato variabili, gli Enti Bilaterali, i Fondi assicurativi privati.Gli effetti di queste scelte scardinano il patto fiscale a base del vivere collettivo e creano insopportabili disuguaglianze oltrechè ulteriori divisioni nel mondo del lavoro tra insiders e outsiders, lavoratori della grande impresa e della piccola, come di fatto finisce per fare il vantaggio fiscale per la contrattazione aziendale.
Attraverso la contrattazione Anche sul versante contrattuale,una fase va considerata chiusa e occorre con decisione imboccare una diversa strada. L'azione rivendicativa e contrattuale deve tornare ad essere ispirata da un'autonoma analisi della situazione economica, produttiva e sociale, da una visione sindacale delle compatibilità rispetto all'obiettivo prioritario della redistribuzione dei redditi:peraltro qualsiasi politica dei redditi che oggi si volesse praticare per aumentare la crescita, non potrebbe che partire dall'esigenza prioritaria di rafforzare la domanda attraverso la leva fiscale e contrattuale. In definitiva, oggi, la contrattazione e i suoi obiettivi devono essere una leva di politica economica in mano alla libera determinazione e alla dialettica delle forze sociali. La fase nella quale obiettivi di sviluppo,di risanamento economico e finanziario, di miglioramento della competitività del sistema possano esclusivamente basarsi sulla moderazione salariale è finita. La stessa velocità dei cambiamenti economici,tecnologici e produttivi impongono capacità di adattamento e tempestività di intervento che vanno in questa direzione.E' necessario affermare a tutti i livelli l'autonomia contrattuale e della pratica rivendicativa del sindacato confederale. Il Contratto Nazionale deve rafforzarsi come elemento di unità e solidarietà per difendere e aumentare la retribuzione reale, innovare, qualificare gli aspetti normativi generali per l'insieme delle lavoratrici e dei lavoratori.Nel porsi il problema della sua evoluzione,è alla dimensione europea che occorre guardare in una chiave realmente moderna e innovativa così come all'evoluzione della contrattazione nazionale verso una dimensione di più ampi aggregati (industria, servizi privati, servizi pubblici ecc.). La contrattazione di secondo livello ,aziendale, territoriale,di settore, di sito o filiera produttiva e distretto è per la CGIL di altrettanta importanza e crucialità e va quindi estesa in qualità e quantità. Essa deve intervenire su tutti gli aspetti della condizione di lavoro,compreso l'incremento della retribuzione aziendale. Dovrà essere impegno per tutta la CGIL l'avvio di una grande stagione di contrattazione di sito per ricomporre la frantumazione contrattuale oggi presente in tutti i luoghi di lavoro.Fondamentali saranno i temi della sicurezza, delle agibilità e della esigibilità dei diritti. La CGIL deve assumere come prioritaria la sfida dell'organizzazione del lavoro, deve acquisire la forza necessaria per incidere sui contenuti del lavoro attraverso la valorizzazione delle professionalità di tutti e tutte. Flessibilità,precarietà,condizione di migrante hanno effetti diretti e devastanti sulla stessa salute e sicurezza:la CGIL si impegna ad una iniziativa diffusa e a una campagna di formazione capillare per tutte le RLS e tutte le RSU sulla sicurezza, che dia strumenti atti a contrastare l'aumento degli infortuni, in particolare per i lavoratori con contratti atipici. L'iniziativa contrattuale articolata deve accompagnarsi al grande obiettivo di riunificazione del lavoro contro la sua frantumazione e precarizzazione.Va gradualmente ricostruita omogeneità di diritti e tutele attraverso la ricomposizione contrattuale della filiera produttiva, del ciclo lavorativo fino al prodotto finale. L'accordo separato definisce inoltre vincoli che, irrigidendo e burocratizzando il sistema, prefigurano l'irrilevanza nel tempo del ruolo del contratto nazionale ed una contrattazione aziendale basata, non sulla dialettica paritaria degli interessi, ma sulla subordinazione agli orientamenti dell'impresa. Non è più rinviabile l'accorpamento e la riduzione degli oltre 400 contratti nazionali di lavoro esistenti, ormai privi di senso alla luce dei processi di trasformazione produttiva,tecnologica e professionale avvenuti.Questi accorpamenti dovranno definirsi attraverso una severa analisi dei cicli lavorativi e delle analogie per grandi comparti, come condizione per evitare accorpamenti di natura meramente burocratica o di convenienza politica e sindacale. In conclusione, questa strategia e pratica contrattuale, anche al fine di non lasciare esposti i lavoratori dei settori più deboli privi di sufficiente forza rivendicativa, consentirà di riconquistare un nuovo sistema contrattuale condiviso,non centralistico e ingessato,capace di adattarsi alle diverse situazioni e di avere nel contempo regole comuni certe ed esigibili. Per una reale riunificazione del mondo del lavoro è poi indispensabile rafforzare la contrattazione sociale territoriale, che nel corso di questi anni, anche grazie alla CGIL, ha avuto un impulso significativo a tutti i livelli. Oggi assume grande rilevanza il ruolo degli Enti Locali nel sostegno al reddito e nella difesa dei servizi sociali per le fasce di popolazione più in difficoltà. Pur non normata, la contrattazione sociale ha raggiunto obiettivi significativi che devono essere consolidati ed estesi a tutti i territori, affrontando i problemi legati ai tagli dei trasferimenti agli Enti Locali, alla difesa del carattere pubblico dello Stato Sociale Locale; lo stesso dicasi per materie inerenti la qualità della vita (assistenza, casa, trasporti, ambiente, asili, etc.) sia per quanto concerne la difesa del potere d'acquisto delle pensioni e dei salari contrattando le tariffe, le esenzioni relative, le addizionali IRPEF, etc. Per estendere la nostra capacità contrattuale sul territorio è necessario realizzare percorsi di coinvolgimento diretto delle categorie, dei delegati e dei cittadini per costruire piattaforme rivendicative partecipate e rappresentative dei reali bisogni dei lavoratori e dei pensionati che insieme agli accordi possano essere validate democraticamente con il voto. Occorre infine spostare in avanti la frontiera della democrazia economica, allargando e qualificando le sedi di informazione e confronto sui tanti e complessi aspetti della vita dell'impresa, temi oggetto oggi di semplice comunicazione.Tali avanzamenti sono la condizione per sperimentare forme più avanzate di assetti societari partecipativi,quale quello duale, valutando a tal fine esperienze di altri paesi anche nei loro aspetti critici.Occorre definire una proposta che qualifichi e sviluppi il sistema delle relazioni industriali senza intaccare la distinzione dei ruoli e l'autonomia delle parti ,partendo da un punto di vista autonomo del mondo del lavoro che intervenga sulle strategie industriali e le finalità delle produzioni ed escludendo quindi un approccio angustamente ideologico quale la partecipazione sindacale agli assetti azionari e alla distribuzione degli utili come parametro retributivo e ovviamente la partecipazione ai Consigli di Amministrazione.
Attraverso le pensioni Sul piano previdenziale, la nostra iniziativa deve difendere il sistema pubblico a ripartizione ,fondato su un patto solidale tra le generazioni e garantire un più efficace adeguamento del valore delle pensioni in essere alla dinamica reale del costo della vita. L'aumento della disoccupazione e della precarizzazione e discontinuità del lavoro segnatamente delle nuove generazioni, gli effetti della crisi globale sul PIL si riverseranno negativamente sul sistema di calcolo previdenziale contributivo che, a regime, potrà loro garantire, nel migliore dei casi,una copertura della pensione pubblica al 50% dell'ultima retribuzione e una ridotta efficacia della previdenza complementare.Occorre dunque porsi l'obiettivo di modificare il sistema di attualizzazione e di calcolo del montante contributivo,non escludendo il ricorso alla fiscalità generale,per assicurare un tasso di sostituzione oltre il 60% rispetto all'ultima retribuzione. Vanno respinti con forza gli aumenti dell'età pensionabile, dei quali l'elevazione dell'età pensionabile delle donne del pubblico impiego è solo il primo passo, riaffermando il principio della flessibilità in uscita. Gli effetti della crisi finanziaria globale sui fondi pensione implicano un'esigenza di riflessione sulle prospettive del sistema previdenziale, la cautele e i correttivi necessari, a partire dalla separazione tra previdenza e assistenza.La previdenza integrativa deve mantenere il carattere complementare e volontario.Va aumentata la massa critica dei fondi pensionistici integrativi anche attraverso aggregazioni dei fondi contrattuali.Va garantita la possibilità che anche l'INPS possa diventare soggetto di fondi pensionistici integrativi. Le risorse vanno finalizzate ad azioni di sostenibilità sociale, delimitando fortemente l'investimento nei comparti azionari a più alto rischio. Inoltre vanno individuate forme assicurative per garantire i lavoratori che andranno in pensione nel pieno di forti crisi finanziarie. Per quanto riguarda infine le pensioni in essere,vanno incrementate quelle più basse, a partire da quelle da lavoro dipendente, va rivendicato per tutte l'adeguamento reale al costo della vita e un riferimento all'incremento delle retribuzioni. Va sostenuto il reddito dei pensionati anche attraverso una vertenzialità diffusa a livello territoriale per adeguate politiche sociali e di sostegno (servizi,politiche tariffarie ecc)
Un sindacato autonomo democratico rappresentativoI meccanismi di partecipazione e di vita democratica si sono progressivamente isteriliti e il recente accordo separato sul sistema contrattuale delinea un sistema rigidamente accentrato e riduce, nel concreto, gli spazi di rappresentanza contrattuale.
Una vera democrazia sindacaleBisogna ricostruire una vera democrazia sindacale, dal basso, basata su una assiduità di rapporto e dialogo, a partire dai problemi del vissuto quotidiano. A tale proposito, si impone un rinnovamento profondo della nostra rappresentanza sindacale di base: la generalizzazione delle RSU su base elettiva è un compito primario,che deve fare i conti anche con i profondi cambiamenti nell'organizzazione del lavoro.
Valori e pratiche della confederalitàLa natura confederale si sostanzia di valori e pratiche, senza le quali si cristallizza in burocrazia autoreferenziale, in un ferreo ordine gerarchico, chiuso e conservatore, basato su una rigida presunzione di rappresentatività che esclude ogni forma di verifica democratica .La natura confederale vive e si esplicita a partire dal territorio, dal rinnovamento e dal coinvolgimento dei delegati, dei lavoratori e dei pensionati su obiettivi sociali precisi, riferiti alla qualità delle condizioni di vita e di lavoro. Essa non è riconducibile esclusivamente al rapporto concertativo con le istituzioni locali e territoriali, ma si nutre dell'intreccio tra la contrattazione sociale territoriale e la contrattazione articolata nei luoghi di lavoro, si sviluppa in una vertenzialità diffusa di contrasto allo smantellamento dello stato sociale e alla privatizzazione dei servizi e dei beni comuni.
La CGIL che vogliamoLa discontinuità, il cambiamento e l'innovazione che vogliamo per la vita esterna dell'organizzazione a maggior ragione devono valere per la sua vita interna.
Il rilancio della confederalitàLa nostra idea di confederalità è fondata su un progetto di trasformazione della società che fa del principio di uguaglianza e solidarietà, della partecipazione e della democrazia, dei valori sociali e civili della nostra Costituzione, dell'obiettivo della costruzione di un vero spazio sociale europeo basato sull'affermazione dei diritti sociali e del lavoro, l'orizzonte di riferimento. Per la CGIL che vogliamo occorre discontinuità, cambiamento e innovazione.
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