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IL 15 OTTOBRE E IL DIRITTO A PARTECIPARE

di Massimo Covello e Delio Di Blasi

la manifestazione di Sabato 15 Ottobre scorso, per noi che eravamo tra i calabresi presenti, ha rappresentato la conferma visiva, diretta, che anche in Italia r-esiste un movimento ampio, plurale, pacifico, capace di rappresentare una alternativa reale all'arroganza di chi vuole scaricare sui giovani, sui lavoratori, sulle aree deboli, i costi di una crisi provocata da altri.

Questa giornata non sappiamo se ha segnato, come in molti sostengono e come pure noi auspichiamo, la nascita di un nuovo movimento mondiale. Se fosse sufficiente sommare le piazze di tutto il mondo, in cui si è manifestato, diremmo di si.   Certamente la straordinaria partecipazione, la manifesta solidarietà territoriale, intergenerazionale e sociale, la varietà dei soggetti   sindacali, culturali, politici, religiosi, etnici presenti a Roma, indicano che in Italia il movimento democratico se non smarrisce questi connotati, può farsi soggetto politico, darsi una piattaforma coerente, intorno alle parole d'ordine che più riecheggiavano: diritti, lavoro, reddito, sapere, accoglienza, servizi pubblici e beni comuni. Vorremmo che si continuasse a parlare di questo, a costruire relazioni e ricercare risposte condivise ai problemi drammatici che abbiamo di fronte, ed a continuare la mobilitazione democratica nazionale e territoriale, per sconfiggere compagini e pratiche di governo inique e classiste in Italia, in Europa e nel mondo. Eppure non possiamo nasconderci che tutto questo rischia di passare in secondo piano. Che questa straordinaria giornata è stata colpevolmente oscurata da soggetti e pratiche impossibili da condividere che hanno ottenuto il solo risultato di togliere il diritto alla parola ai più trasformando, ad un certo punto, la manifestazione stessa in un contenitore di preoccupazione e paura. Sconcerto e smarrimento, sono stati questi i sentimenti che ci hanno assaliti tutto ad un tratto quando ci siamo trovati coinvolti in un fuggi fuggi generale, risuonando nelle orecchie parole come assalto, cariche, servizio d'ordine, completamente estranee fino a quel momento. Ci eravamo forse illusi quando l'intero spezzone di corteo che sfilava a via Cavour, all'unisono, si era opposto alle provocazioni. Eravamo certi che avremmo potuto proseguire fino a Piazza San Giovanni. Purtroppo non è stato cosi, ed ancora adesso ci chiediamo come è stato possibile? Il corteo è stato aggredito, è stato arrestato, ma ha saputo reagire, ha escluso chi voleva strumentalizzarlo. Non l'ha fatto con i servizi d'ordine che non c'erano, ne rispondendo violentemente alle diverse provocazioni. Ma poi chi aveva il dovere di tutelare il diritto alla manifestazione che cosa ha fatto? Niente! Anzi in alcuni momenti, ed in alcuni luoghi, si percepiva platealmente l'assenza di ogni prevenzione e di controllo sul campo.

Abbiamo avuto netta la sensazione che da più parti si sia voluto sporcare il valore della manifestazione.

In tanti, a partire da un Governo in agonia ed inadeguato, evidentemente, preferiscono una discussione sull'ordine pubblico e sullo sfregio alla città, alle Istituzioni, alla religione, piuttosto che fare i conti con l'indignazione, la rabbia e la protesta democratica di chi pensa che un'altra politica economica, un'altra democrazia in Italia ed in Europa, siano possibili. E' un caso che solo in Italia in questa giornata si siano verificati questi episodi ? Ed oggi in troppi sono alla ricerca di capri espiatori, per continuare a ingenerare paura da un lato e dall'altro per intimidire coloro che comunque e nonostante tutto rivendicano il diritto democratico al conflitto sociale .

Dobbiamo continuare con maggiore impegno ed accortezza. Non possiamo farci togliere il diritto alla partecipazione, alla cittadinanza. Soprattutto in una Regione come la Calabria, dove senza la mobilitazione democratica ed il protagonismo sociale tutto diventa più difficile se non impossibile.

Cosenza li 17 Ottobre 2011