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Grazie ai tre operai di Melfi |
di Giorgio Cremaschi Marchionne rifiuta di applicare l'ordinanza del giudice. Nell'Italia di Berlusconi questo non dovrebbe fare scandalo e invece, per fortuna, un po' lo fa. Forse perché da un lato c'è l'assoluta arroganza della Fiat, che rivendica sfacciatamente l'extraterritorialità delle sue aziende, ma dall'altro ci sono tre operai che semplicemente chiedono di poter lavorare. Di non essere semplicemente pagati per stare a casa. La Fiat non riesce mai a capire il concetto di dignità. Non è la sola.
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La Cgil rompa con Confindustria - Dichiarazione di Giorgio Cremaschi |
Com'era ovvio, Fiat, Confindustria, Cisl e Uil sono completamente d'accordo tra loro. Certo, oggi hanno qualche piccola divergenza sul "come" salvaguardare i reciproci ruoli e poteri. Ma non hanno alcun dissenso sul "cosa", cioè su smantellare il Contratto nazionale, prima in Fiat e poi per tutti i lavoratori italiani e trasformare Pomigliano nella regola d'applicare fabbrica per fabbrica, territorio per territorio. Già ci sono i primi segnali in questa direzione, oltre la Fiat. L'associazione industriali di Brescia ha convocato Cgil, Cisl e Uil e ha proposto un patto territoriale che riproponga, in una delle province industriali più avanzate d'Italia e non nel Sud, i contenuti del diktat di Pomigliano. E' ovvio che sia così. Solo uno sciocco può pensare che quello che vuole ottenere la Fiat non lo pretendano tutti gli altri industriali italiani. Sarebbe davvero un'agevolazione di mercato per una sola azienda.
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Il Manifesto: Gli "antagonisti" CGIL si organizzano |
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Gli «antagonisti» Cgil si organizzano di Francesco Piccioni - il manifesto (25-07-2010)
SALA BAGANZA (PARMA). Organizzare un'area sindacale è un problema nuovo, in Cgil. Non perché non ce ne siano state altre. Ma in altri tempi venivano organizzate sulla base di una comune visione politica. Stavolta invece riguarda proprio la visione del sindacato nei prossimi anni, il suo ruolo... leggi l'articolo in Pdf
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Assemblea fondativa Area Programmatica "La Cgil che vogliamo" |
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Si è tenuta oggi, 6 luglio 2010, presso l'Hotel Parco dei Principi, in Roma, l'assemblea fondativa dell'area programmatica "la Cgil che vogliamo". Di seguito il testo del documento fondativo approvato all'unanimità dall'assemblea.
Documento costitutivo area programmatica - La CGIL che vogliamo (54.8 kB) Leggi la rassegna stampa
La CGIL deve affrontare una fase di straordinaria gravità sul piano economico, produttivo, politico e sociale.
E' il modello economico neoliberista che,accentuando le disuguaglianze e svalorizzando il lavoro, porta in pieno la responsabilità dell'esplodere devastante della crisi finanziaria ed è a questo modello che occorre contrapporre una strutturata alternativa.
I rimedi fin qui adottati dai Governi di tutto il mondo non hanno né aggredito in profondità le cause né tanto meno impostato una radicale trasformazione di equilibri e assetti sociali:i reiterati fallimenti dei vertici internazionali continuano a registrare difformità profonde su come equilibrare politiche di bilancio e sviluppo, su quali nuove regole dettare ai mercati.
Servirebbe,invece, la definizione di un nuovo ordine mondiale fondato sulla riforma delle grandi istituzioni finanziarie, sulla definizione di regole dei mercati globali,per realizzare uno sviluppo sostenibile sul piano sociale e ambientale.
Riduzione delle disuguaglianze tra le diverse aree geografiche e all'interno delle stesse, emancipazione dalle condizioni di estrema povertà,estensione dei diritti del lavoro devono essere obiettivi da perseguire con determinazione.
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No alla riduzione dei diritti constituzionali del lavoro |
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L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il lavoro è l'architrave della nostra Costituzione: il diritto al lavoro, i diritti sul lavoro, le condizioni materiali della prestazione,la parità uomo donna nel e col lavoro, il ruolo dei soggetti della rappresentanza, la libertà delle organizzazioni sindacali, il diritto di sciopero come diritto di libertà individuale innervano tutta la Carta Costituzionale. Tali diritti, per la loro natura costituzionale, sono diritti individuali indisponibili , non negoziabili: l'intesa su Pomigliano è per questo illegittima, pericolosa, gravissima. E ancora:il delicato equilibrio tra libertà d'impresa e valore sociale della stessa, che la Costituzione regola in maniera ineccepibile, verrebbe pesantemente alterato dalle ipotesi governative di riscrittura dell'art.41, sancendo, in assoluta controtendenza rispetto alla realtà attuale, un' assiomatica coincidenza tra mercato e libertà. Il sincronismo tra i due interventi non è casuale e descrive un'ipotesi di società nella quale l'asse centrale si sposta dai diritti degli individui a quelli del mercato e dell'impresa. Limitando l'indipendenza della magistratura si attacca la Costituzione. Alterando gli equilibri dei poteri istituzionali si attacca la Costituzione. Comprimendo la libertà di stampa si attacca la Costituzione. Attaccando e contraendo i diritti sul lavoro si attacca la Costituzione nel suo principio fondativo. Non c'è futuro per la democrazia e la libertà nel nostro Paese senza rispetto della dignità del lavoro:mortificare il lavoro, limitarne i diritti minaccia radicalmente le fondamenta del vivere collettivo.
I firmatari di questo appello invitano ad una forte mobilitazione delle coscienze anche su questo fronte decisivo nella difesa della Costituzione.
Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Sergio Cofferati, Gianni Rinaldini, Fausto Bertinotti, Carlo Podda, Nichi Vendola, Giorgio Cremaschi, Paolo Nerozzi, Mimmo Moccia, Vincenzo Vita, Carlo Baldini, Titti Di Salvo, Nicoletta Rocchi, Marigia Maulucci, Maurizio Scarpa
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Con la FIOM contro il ricatto di Pomigliano |
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Comunicato del coordinamento Napoli e Campania de "La CGIL che vogliamo"
Condividiamo la posizione assunta dalla FIOM in merito all'accordo separato sullo stabilimento FIAT di Pomigliano. Tutti vogliamo che FIAT resti a Pomigliano, così come a Termini Imerese o a Cassino e nel resto d'Italia,ma il punto non è questo. Quello posto dalla FIAT è UN RICATTO VERO E PROPRIO che contrappone l'esigenza di mantenere il posto di lavoro alla totale capitolazione sul fronte dei diritti e della dignità del lavoro e dei lavoratori; è per questo che LA CGIL CHE VOGLIAMO Coordinamento Napoli e Campania , ritiene assolutamente condivisibile la posizione della FIOM.
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FIAT Pomigliano: No all'accordo separato |
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I diritti della persona sono indisponibili e non negoziabili
Comunicato Stampa di Mimmo Moccia portavoce de "la Cgil che vogliamo"
"La Cgil che vogliamo" considera l'accordo separato sullo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco uno dei più pesanti attacchi ai diritti costituzionali dei lavoratori della storia della Repubblica Italiana. L'accordo prevede pesantissime deroghe al contratto nazionale su orari di lavoro, trattamento di malattia, organizzazione del lavoro e qualifiche. Impone turnazioni e ritmi di lavoro senza precedenti per le catene di montaggio e soprattutto liquida le libertà sindacali e i diritti individuali dei lavoratori, ai quali viene imposto l'accordo stesso come nuovo contratto individuale di lavoro, pena il licenziamento.
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Dichiarazione di Mimmo Moccia al Direttivo CGIL |
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Dichiarazione di Mimmo Moccia a nome della mozione "La CGIL che vogliamo" al direttivo CGIL del 7, 8, 9 giugno 2010
Intendiamo qui confermare la volontà dei compagni e della compagne che si sono riconosciuti nella mozione "La CGIL che vogliamo" di proseguire nell'esperienza avviata in occasione del 16° congresso. Le motivazioni che hanno dato vita alla mozione mantengono intatti valore e attualità che, anzi, escono rafforzati dall'ulteriore degrado della situazione generale politica, sociale e sindacale intervenuto dopo il congresso stesso. Nulla è cambiato, se non in peggio, nelle condizioni del Paese. Nulla è cambiato nelle scelte politiche del governo di centro destra che cerca soluzioni alla crisi dell'economia reale e della finanza pubblica solo attraverso l'ulteriore peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori e dei pensionati italiani.
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Dichiarazione di voto al Congresso Nazionale CGIL |
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I sottoscritti aderenti alla mozione "la Cgil che vogliamo", componenti la Commissione Politica, ribadiscono le proposte che il documento finale del Congresso a nostro avviso avrebbe dovuto contenere:
- Giudizio netto di contrarietà all'accordo separato del 22 gennaio, con esplicito riferimento alla sua non emendabilità.
- Riconquista di un nuovo sistema contrattuale, al quale la Cgil si presenti con una piattaforma di una o più ipotesi negoziali, sulla quale far esprimere con voto referendario i lavoratori attivi, come mandato vincolante dell'Organizzazione con avvio della consultazione nell'autunno 2010.
- Lotta alla precarietà. Blocco dei licenziamenti e contrasto agli appalti al massimo ribasso. Vanno semplificati e riunificati i canali di accesso al lavoro, ripristinando la centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, senza distinzione di tipologia o dimensione aziendale nell'esercizio di tutti i diritti previsti dallo Statuto dei Lavoratori, a partire dall'articolo 18. Informazione, sensibilizzazione, mobilitazione fino allo sciopero generale contro il Collegato lavoro e le ipotesi di Statuto dei lavori.
- Definizione per legge di modalità certe e pienamente democratiche, nella misurazione della rappresentatività e nella validazione di piattaforme e accordi, tramite il voto referendario dei lavoratori e delle lavoratrici, anche nel caso di posizioni differenti tra le organizzazioni sindacali. Una democrazia sindacale siffatta è precondizione per la ripresa dei rapporti unitari.
- Modifiche statutarie su democrazia, partecipazione e esercizio del voto degli iscritti in caso di piattaforme, accordi e/o consultazioni interne a partire dai congressi. Rinnovo periodico delle deleghe.
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Il "Diario del Lavoro" intervista Nicoletta Rocchi |
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Congresso CGIL. Rocchi, non siamo stati compresi
La segretaria confederale spiega perché è stata presentata una mozione alternativa a quella guidata da Epifani, osservando che non c'è stata sufficiente sensibilità rispetto all'esigenza di un confronto profondosu alcune criticità dell'organizzazione.
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